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Il progetto a Vicenza

Studenti “psicologi” per disinnescare i bulli a scuola

Alla media Ambrosoli il progetto di “mediazione”: un team di allievi, insegnanti e collaboratori interviene in caso di liti tra ragazzi. È c'è anche una saletta per gli incontri
Alla scuola Ambrosoli è stato formato un team composto da allievi e insegnanti
Alla scuola Ambrosoli è stato formato un team composto da allievi e insegnanti
Alla scuola Ambrosoli è stato formato un team composto da allievi e insegnanti
Alla scuola Ambrosoli è stato formato un team composto da allievi e insegnanti

Mediatori socio-culturali a 12 anni. Con il compito, delicato e cruciale, di intercettare, scoperchiare e provare a risolvere le situazioni di conflittualità tra i compagni di scuola. A cominciare dai casi di bullismo. È un progetto di “mediazione umanistica” quello avviato alla scuola media Ambrosoli di via Bellini a San Lazzaro che, avvalendosi di un gruppo di alunni debitamente formati, punta a dirimere le problematiche tra ragazzini, gestendo liti, scontri e vessazioni.

Studenti “psicologi” per disinnescare i bulli alla scuola media Ambrosoli

Come la vicenda di una bambina di quinta elementare (all’Ambrosoli sono ospitate tre classi della primaria Zecchetto, che fa parte dell’Istituto comprensivo 9) presa di mira da alcuni compagni per alcune fragilità. Come riferisce la dirigente scolastica Simonetta Bertarelli, la piccola era divenuta bersaglio di pesanti insulti e per questo motivo, una volta emerso quanto stava accadendo, la “squadra” di mediazione ha deciso di intervenire.

Il team di 18 studenti, insegnanti e una collaboratrice scolastica

Del team, oltre a 18 allievi di seconda e terza media, fanno parte infatti anche alcuni insegnanti e una collaboratrice scolastica. Tutti hanno partecipato, lo scorso anno, ad un corso di formazione della durata di 30 ore, che ha fornito loro le basi della psicologia, della gestione dell’emotività, dell’ascolto e del supporto.

La storia di una bambina presa di mira dai compagni

Nella vicenda della bimba di quinta sono stati i professori ad accorgersi degli atti di bullismo di cui era vittima. «Si è così aperta la procedura di mediazione - spiega la preside - con la convocazione delle parti coinvolte nell’aula dedicata».
Tra le particolarità del progetto c’è infatti l’individuazione di una saletta ad hoc dove si svolgono le mediazioni. Un locale dove è stata sistemata anche una scatola in cui, in forma anonima, i ragazzi possono depositare biglietti con le segnalazioni di situazioni spiacevoli capitate a loro o ad altri. 

Nel caso della bambina, «le cose sono migliorate, sono cessati gli insulti nei suoi confronti, ma siamo ancora nella fase di monitoraggio», precisa la preside. Questo perché l’iter di ogni “consulenza” prevede un periodo di preparazione dei colloqui con le parti, il momento di incontro in presenza e poi il controllo successivo. 

Il modello della "giustizia riparativa"

Il modello, spiega ancora la dirigente, è del resto quello della giustizia riparativa, con cui si tenta di sanare conflitti, ma anche di rieducare i protagonisti.  Un format che è un unicum per ora nel panorama scolastico vicentino ma che, verosimilmente, potrebbe essere replicato ed esportato. Lo stesso gruppo della Ambrosoli ha preso ad esempio un istituto di Conegliano, avvalendosi di “istruttori” che già operano come mediatori professionali in carceri e contesti difficili.

«Alla base di questo programma c’è la volontà di trovare una soluzione a un problema, ma anche di fare in modo che non si riproponga, per questo il percorso è lungo: solo quando si ha la certezza che le parti possano veramente incontrarsi e dialogare, si mette in moto la macchina», sottolinea Bertarelli. 

Un secondo episodio e la procedura di mediazione

Ne è un esempio il secondo episodio in cui è stata attivata la procedura. Un contrasto lungo e acceso tra due ragazzine della scuola media, che per diverso tempo si erano offese e insultate, creando delle vere e proprie fazioni di amici e sostenitori e finendo quasi per arrivare alle mani. «Il rischio che la faccenda degenerasse era elevato, per cui è stato fatto un lavoro di avvicinamento e le due ragazze sono state convocate, alla presenza dei compagni mediatori e di un adulto, nell’aula della mediazione», riferisce la preside. 

Per ora, la strategia pare aver dato dei frutti, visto che le due alunne hanno smesso di accapigliarsi. Ma i sensori delle sentinelle anti-bullismo restano sempre accesi.

 

Giulia Armeni

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