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Vicenza

Il dj in carcere: Lucky Luchetta insegna ai detenuti musica e speranza

Luca Lapo, il più piccolo deejay al mondo, porta mixer e dischi al Del Papa. «Tante le analogie tra disabilità e carcerati»
Il dj Luca Lapo, pronto ad insegnare ai carcerati l’arte della musica disco
Il dj Luca Lapo, pronto ad insegnare ai carcerati l’arte della musica disco
Il dj Luca Lapo, pronto ad insegnare ai carcerati l’arte della musica disco
Il dj Luca Lapo, pronto ad insegnare ai carcerati l’arte della musica disco

Disco “Del Papa”. La musica entra in carcere. Ma questa volta lo fa in un modo un po’ particolare. Ci pensa deejay Lucky Luchetta, al secolo Luca Lapo che sta portando i ritmi della musica dance, pop ed elettronica. E forse anche un po’ di techno. 
Ogni lunedì, tra la casa circondariale di via Basilio Dalla Scola di San Pio X, quella di Treviso e il carcere di Rovigo, i detenuti avranno la possibilità di imparare «l’arte del mixaggio», come la chiama lui. 
Ma la speranza è che possano imparare tanto altro, oltre a come si regolano i “piatti”.

Dj Lucchetta

Già, perché se qualche anno fa Lapo era stato certificato come deejay più piccolo del mondo, grazie alla sua altezza di circa 95 centimetri, e aveva anche cercato di stabilire un record mondiale stando ai dischi per oltre 67 ore, oggi la sua vita ha preso un’altra strada. 

Dj Luchetta ha cominciato a suonare a 19 anni, spinto da un amico e dalla passione per la musica elettronica. Oggi che di anni ne ha 45, Lapo è diventato vice responsabile regionale per il Veneto dipartimento equità sociale e disabilità di Fratelli d’Italia, dopo essere stato candidato alle ultime elezioni amministrative del Comune di Vicenza. 

Il messaggio

Ma non ha perso la passione per il suono e, anzi, ha deciso di metterla al servizio dei detenuti. «Insegno la tecnica del mixaggio, della messa a tempo del brano, delle quartine e delle terzine a seconda del tipo di musica. Insegno la ritmica. Spiego cosa significa un brano musicale e come funzionano le consolle - racconta Lapo - Però il messaggio che desidero portare avanti è un altro, è il concetto della correlazione tra disabilità e detenuti. Spesso esci dal carcere e nessuno ti dà credito, quindi magari tu pieno di rabbia torni a delinquere. Io voglio far capire che sia chi esce dal carcere, sia le persone con disabilità possono essere integrati e accettati nella società. Il mio obiettivo non è solo quello di guadagnare fiducia, ma anche cambiare la percezione sociale mostrando che queste persone non solo hanno diritto a una seconda opportunità ma possono contribuire positivamente alla società. Siamo tutti uguali ma tutti diversi e io posso essere un esempio per loro».

Il progetto

Un’iniziativa che, al pari di altri laboratori e attività che vengono promossi tra le mura carcerarie, ha dunque l’obiettivo primario di formare dal punto di vista umano, prima ancora che professionale. Oggi Lapo sarà per la seconda volta la consolle del carcere Del Papa di San Pio X, ma la start-up dopo questo primo ciclo di dieci ore punta già verso Treviso e Rovigo, dove sarà impegnata per altre 20 ore in totale.

«Credo di non poter fare tutto il giro delle carceri venete, perché è tutto a mie spese - conclude Lapo - Anche se vorrei tanto che questo messaggio arrivasse ovunque, con il supporto del ministero. Il mio obiettivo, dopo questi tre progetti già decisi nella nostra regione, sarebbe quello di provare a portare la mia consolle nel carcere di Milano».

Karl Zilliken

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