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Il fenomeno

I “cacciatori” di eredi. «Restituiamo fortune. A 4 cugini vicentini quasi un milione»

di Giulia Armeni
Una società di genealogisti ha fatto ottenere centinaia di migliaia di euro non reclamati a quattro vicentini

Professione “cacciatore di eredi”. Una figura apparentemente mitologica, perché portatrice di una di quelle notizie che può cambiare la vita: «Avete ereditato una fortuna». Parole che non sono frutto di invenzione cinematografica ma, semmai, dell’opera di investigazione e ricostruzione genealogica di chi, per lavoro, si mette sulle tracce dei successori legittimi.
«Ne abbiamo trovati tanti in questi anni anche nel Vicentino, penso al caso di quattro cugini destinatari di quasi un milione di euro in seguito alla morte di un lontano parente».

A parlare è Francesco Bellomo, responsabile della sede romana della società Coutot-Roehrig, un’agenzia nata in Francia a fine Ottocento e che si occupa esattamente di questo: a partire da un lascito non testamentario, risalire agli eredi legittimi. Uno “sporco mestiere che qualcuno deve pur fare” e di cui si è parlato ieri in occasione del convegno internazionale “La famiglia che cambia e la ricerca delle sue radici ai fini successori”, organizzato nella sede universitaria di viale Margherita dal docente di diritto privato Mauro Tescaro, con il Vicenza Univr Hub, l’Ordine degli avvocati e Aiaf.

Una società di genealogisti

Un seminario per far conoscere l’attività dei “cacciatori di eredi” ma anche per fare il punto sul fenomeno delle eredità non reclamate, destinato a crescere enormemente nei prossimi anni.

«Con l’invecchiamento della popolazione aumenteranno i casi di eredità non reclamate, ma per le quali un parente, lontano e magari all’estero, potrebbe esistere, senza però sapere della successione», sottolinea il professor Tescaro. A favorire questa situazione anche la scarsa propensione di italiani e vicentini a fare testamento, come osserva anche il genealogista Bellomo. «Le famiglie si stanno modificando nella struttura, molti vanno all’estero e poi vi si stabiliscono e si finisce per non avere più legami - conferma Bellomo - ecco che, quando si apre una successione, è necessario il nostro intervento». 

Contattati da avvocati o curatori, gli “investigatori” guidati da Bellomo si mettono così a caccia di tanti potenziali milionari o giù di lì. «Partendo dagli archivi comunali e parrocchiali, ricostruiamo la genealogia della famiglia e finiamo spesso in Sud America, dove ci sono molti italiani e veneti». Capita però che i discendenti siano invece molto più vicini. 

L'eredità da quasi un milione di euro

Come avvenuto, appunto, in un paesino dell’Alto Vicentino, dove erano giunti i “segugi” dell’eredità. «Avevamo scoperto che c’erano quattro cugini di una persona che era deceduta lasciando 800 mila euro su un conto corrente, senza fare testamento - ricorda Bellomo - abbiamo inviato loro una raccomandata presentandoci, ma non è stato facile convincerli che fosse tutto vero». La reazione dei parenti, era stata, al contrario, di aperta minaccia. 
«Pensavano fossimo truffatori e volevano chiamare i carabinieri, solo parlando con il loro avvocato siamo riusciti a persuaderli».  Sul piatto, per ogni parente, c’erano circa 200 mila euro a testa. «Erano scettici perché immaginavano che, tolte tasse e costi, non sarebbe rimasto loro nemmeno il denaro per una pizza: poi hanno capito che avrebbero potuto comprarsela, la pizzeria».

Naturalmente la società Coutot- Roehrig non è un ente benefico: «Riveliamo il nome del familiare da cui si eredita solo quando viene firmato un accordo con noi e per il disbrigo delle pratiche riceviamo una provvigione». L’agenzia, insomma, «fa in modo che agli eredi arrivi il denaro “chiavi in mano”». 

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