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VICENZA

Sceglie di vivere senza auto. «La mia vita è un viaggio»

Enrico Pollini organizzatore della Ultrabericus da 10 anni si muove quasi solo a piedi o con i mezzi pubblici. «Danno più libertà»
Per chi non usa l’auto, diventa essenziale conoscere le linee e gli orari del trasporto pubblico per organizzare gli spostamenti. Nel riquadro, Enrico Pollini in bus
Per chi non usa l’auto, diventa essenziale conoscere le linee e gli orari del trasporto pubblico per organizzare gli spostamenti. Nel riquadro, Enrico Pollini in bus
Per chi non usa l’auto, diventa essenziale conoscere le linee e gli orari del trasporto pubblico per organizzare gli spostamenti. Nel riquadro, Enrico Pollini in bus
Per chi non usa l’auto, diventa essenziale conoscere le linee e gli orari del trasporto pubblico per organizzare gli spostamenti. Nel riquadro, Enrico Pollini in bus

In un mondo di lamentele, un hashtag così “#lovetotravelbybus” (amo viaggiare in autobus) difficile che passi inosservato. E quel che racconta è una scelta in controtendenza, uno stile di vita e di pensiero: liberarsi dall’auto per sfruttare mezzi pubblici e piedi. È l’esperienza di Enrico Pollini, 59 anni, libero professionista e organizzatore delle gare di trail Ultrabericus e Trans d’Havet. Pollini da dieci anni ha optato per i mezzi pubblici sia nel quotidiano, compresi gli spostamenti di lavoro (anche fuori regione), sia nel tempo libero, per le gite fuori porta. Gite cui partecipa anche il padre, 95 anni, in carrozzina. 

Tutto è partito per cause di forza maggiore

«Nel 2014 la mia auto, che già usavo poco, si è rotta. Mentre ne cercavo un’altra mi sono accorto che potevo e preferivo stare senza. Non l’ho fatto per ideologia, ma per comodità. Se poi questa scelta ha ulteriori vantaggi, ben vengano». Un’auto a disposizione, per la verità, Pollini ce l’ha, un’utilitaria di famiglia che condivide con i suoi tre fratelli. «Ma in tutti non facciamo nemmeno 10 mila chilometri all’anno. La prendo solo se proprio, proprio non ho alternative. Se non ce l’avessi, però, quanto risparmiato tra assicurazione, bollo, gomme mi permetterebbe di prendere un taxi o un’auto a noleggio in caso di necessità. Ecco, sarebbe bello vedere più car sharing disponibili e a prezzi onesti». 

Per tutto il resto, dunque, ci sono i piedi o i mezzi pubblici

«Perché quando ci sono, funzionano e trovo molto comodo usarli. A Londra nessuno si sogna di girare in auto. A Vicenza, che è più piccola, più o meno funziona uguale». Questione anche di prospettiva: «Alla fine, spostarsi tra Verona e Venezia è come spostarsi tra due parti di Londra come distanza. E a Londra fare 45 minuti di metropolitana è normale». 

Un mondo tutto “in rosa” non sarebbe però realistico

E infatti l’approccio di Pollini non è acritico. Anzi: «Che il sistema di trasporto pubblico, a Vicenza e nel Veneto, per conformazione urbana del nostro territorio possa essere migliorato di molto in termini di frequenze e distanze è verissimo e va detto - precisa - ma va raccontato anche che il trasporto pubblico esistente, per dove porta, e dunque lungo un buon 50 per cento delle direttrici, c’è e funziona. Bisogna farlo capire alle persone». E bisogna sfatare anche «il falso mito che andare con i mezzi sia da “pori cani”, perché non è vero, anzi. Andare con i mezzi è un grado di libertà in più. Non devi preoccuparti di guidare, magari dopo una cena; di lasciare l’auto dove magari ti spaccano il finestrino, di tornare sempre al punto dove hai parcheggiato, ad esempio». 

Libertà e comodità

«Se devo accompagnare mio padre per una visita in ospedale, il bus è più pratico». In effetti, in auto bisogna alzare la persona e sistemarla sul sedile, riporre la carrozzina in auto, trovare parcheggio, risistemare la persona sulla carrozzina. E di nuovo al ritorno. Con il bus «basta salire e scendere».

Serve pratica, come per tutte le cose

Ma se non si inizia, non si prende dimestichezza. Anche se oggi il navigatore del cellulare ti mostra anche dove e quale bus prendere. «Io vivo in centro - aggiunge Pollini - e questo semplifica probabilmente le cose. Ma molte direttrici della città sono coperte dai mezzi. Basta imparare un po’ come funziona. Per me uscire di casa con gli scarponi e le mani in tasca, senza il pensiero di dover guidare, è una cosa in più, non in meno. È una libertà, non una limitazione. È vero che devi stare attento agli orari, organizzarti, ma ci si prende la mano. E i vantaggi sono molti di più».

Servono più collegamenti serali

È dei mesi scorsi un appello degli studenti per chiedere a Svt di potenziare i collegamenti serali tra periferia e capoluogo nel fine settimana. «Questi ragazzi - commenta - hanno enormemente ragione. Se ci fosse un bus a mezzanotte, sarebbero contenti di fare serata qui». Un’altra pecca è quella dei festivi: «La domenica l’offerta si riduce di molto». E Pollini lo sa, visto che la domenica è giorno di “giri escursionistici”, scarponi ai piedi. «Muovermi in bus mi permette di organizzare delle piccole traversate, partendo da un posto e rientrare da un altro». Esempi pratici: «Parti dalla Valle del Chiampo e finisci nella Valle dell’Agno. Oppure da Lastebasse ad Arsiero». Ad alcune gite, nei dintorni, partecipa anche il padre. «Si vedono cose, si chiacchiera. Certo, con lui cerco le piste ciclabili e non i sentieri di montagna...». 

 

Alessia Zorzan

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