<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
LA STORIA

Donne vigili del fuoco, solo 4 su 200. «Una strada difficile ma era il mio sogno»

La testimonianza di Emanuela Contini, in servizio nel comando di Vicenza: «Troppo spesso siamo noi a sottovalutarci»
Un sogno divenuto realtà: Emanuela Contini, con la sua divisa da pompiere
Un sogno divenuto realtà: Emanuela Contini, con la sua divisa da pompiere
Un sogno divenuto realtà: Emanuela Contini, con la sua divisa da pompiere
Un sogno divenuto realtà: Emanuela Contini, con la sua divisa da pompiere

Trentatrè anni fa, la veronese Barbara Zampieri indossava - per la prima volta in Italia - la casacca da vigile del fuoco. Era il 1991. Tre decenni abbondanti più tardi, la presenza femminile tra gli “angeli” del soccorso vicentino è ancora estremamente limitata: quattro su duecento. Ma le cose sono destinate a cambiare. Anche grazie al racconto di chi ha scelto di intraprendere uno dei mestieri più duri - fisicamente e mentalmente - che esistano. 

La passione di Emanuela

«E questo vale per donne e uomini, indistintamente», precisa Emanuela Contini. Classe 1985, nata e cresciuta a Matera, da tre anni e mezzo è una delle quattro vigili del fuoco in prima linea a Vicenza. In forze al comando di via Farini, Emanuela è tra le pochissime, in Italia, ad intervenire nei luoghi di disastri e incidenti. Tra lamiere accartocciate di auto o in appartamenti invasi dalle fiamme, in molti si stupiscono nel vedere il suo viso. «Sono soprattutto le donne ad essere sorprese, ma piacevolmente: quando accade un evento drammatico, sono grate di trovare una donna a soccorrerle».

Per Emanuela non si tratta di una questione di genere

«I team misti sono migliori, ovunque, perché maschi e femmine hanno caratteristiche diverse ed ugualmente utili, ecco perché non mi soffermo tanto sulle etichette: mi sono sempre definita vigile del fuoco, al maschile». Emanuela è a Vicenza dal 2020, dopo aver partecipato al concorso nazionale del 2016 che le ha permesso di trasformare in realtà un sogno che portava avanti dai dieci anni precedenti.

Dal 2006, infatti, la lucana prestava servizio come operatore “discontinuo” (si tratta di microcontratti, differenti dal servizio volontario). Peccato che, in quel decennio, le selezioni pubbliche si fossero arenate, mettendo in stand by i progetti di Emanuela. Ma non la sua determinazione. Figlia di un pompiere, dopo il diploma ha fatto «un’infinità di cose: la ragazza alla pari in Francia, l’animatrice nei villaggi turistici, la benzinaia, la barista, l’addetta al call center, ho persino aperto una comunità-alloggio per minori».

Energia e disciplina: «Pratico kick boxing da vent’anni» 

Doti che le hanno consentito di affrontare e superare le lunghe e impegnative prove fisiche e attitudinali per diventare vigile del fuoco, nel 2016. All’epoca le domande furono 120 mila. 
Una folla di aspiranti, scremata fino ad 8 mila dai quiz. Poi cominciarono i test fisici: «Trasportare un manichino di 40 chili per un certo tratto, scalare una parete, superare degli ostacoli, nuoto e apnea, ma anche costruire una mensola».
Alla fine - lei che ha anche la patente C del camion e può dunque guidare i mezzi di soccorso - si classificò 170esima. Su ottomila.

Emanuela è in servizio in via Farini

Superato qualche iniziale imbarazzo con i colleghi (al comando ha una stanza con bagno per sé, per cambiarsi e riposare), Emanuela è operativa su turni, per 12 ore di fila più due giorni di “smontante”. 
«Per chi non era abituato ad avere una donna all’interno del Corpo so che è stato strano perché non sapevano come comportarsi, come trattarmi, forse», ammette.
Ma di discriminazioni, garantisce Emanuela, nemmeno l’ombra: «Purtroppo molte volte siamo noi donne a sottovalutarci e a precluderci tante opportunità solo per timore di non essere abbastanza».

 

Giulia Armeni

Suggerimenti