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Dueville

L’esproprio fu illegittimo. Un caso lungo 27 anni

di Diego Neri
Nel 2001 fu costruito un elettrodotto su proprietà privata. Ora i titolari devono essere ripagati del danno subito

Hanno sbagliato un po’ tutti, negli ultimi 27 anni, ed ora risolvere i guai provocati non è affare semplice. In sintesi: la linea dell’elettrodotto fra Vicenza e Sandrigo è stata costruita, nella zona di Dueville, su un terreno privato. L’esproprio fu compiuto violando la legge, e la sanatoria, poi invocata, è al pari illegittima. Per cui oggi restano due strade da percorrere: restituire il terreno ai proprietari, togliendo le opere “abusive”, o pagare loro quanto spetta. Tanto, probabilmente tantissimo, perché vanno calcolati decenni di danni.

La sentenza del Consiglio di Stato

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, quarta sezione, presieduta da Mastrandrea, che ha respinto il ricorso di Terna-Rete elettrica nazionale spa e di Enel distribuzione (avv. Buson, Caturani e De Vergottini) che chiedevano la riforma di una sentenza del Tar Veneto del 2021 che aveva dato ragione alla famiglia Bertorelle (avv. Zampieri). I giudici amministrativi di secondo grado hanno condannato le società a pagare 10 mila euro di spese. Si tratta di una sentenza che interessa da vicino anche la Provincia di Vicenza e la Regione Veneto.

Una vicenda iniziata nel 1997

Nell’ottobre 1997 il direttore del Genio civile di Vicenza approvò il progetto per realizzare un elettrodotto; nel novembre 1999 la commissione lavori pubblici dello stesso Genio autorizzò definitivamente i lavori per due tratti di linea fra Caldogno e Dueville e nel marzo 2000 i terreni furono occupati d’urgenza. I Bertorelle non ne sapevano nulla e presentarono ricorso straordinario al presidente della Repubblica. Un anno dopo, il ministero dell’ambiente dispose la sospensione dei provvedimenti perché «le censure proposte lasciare prevedere l’accoglimento della domanda». Ciononostante, nel 2001 i lavori andarono avanti e l’elettrodotto venne realizzato sui terreni della famiglia vicentina. 

I ricorsi per l'esproprio

I proprietari non si persero d’animo e da allora è stato tutto un susseguirsi di ricorsi e carte bollate. Una delle più importanti giunse nell’agosto 2002, quando il presidente della Repubblica, con un decreto, annullò tutti gli atti sulla scorta del fatto che, nel dicembre precedente, il Consiglio di Stato aveva stabilito che si trattava di lavori illegittimi, perché i proprietari non erano stati informati. 

Il pasticcio della sanatoria

In teoria Enel avrebbe dovuto restituire le terre e occuparsi della remissione in pristino, ma non è avvenuto. Anzi. La Provincia di Vicenza, sulla scorta di una nuova norma (l’articolo 43 di un decreto del 2001), concesse una sanatoria per i lavori: si trattava, spiegano i giudici amministrativi, di una sorta di “via d’uscita” legale per risolvere «le diffuse e risalenti situazioni di illegalità» di questo genere di cantieri, stabilendo che l’occupazione dei terreni era avvenuta per ragioni di pubblica utilità.

Solo che, nel 2010, la Corte costituzionale ha stabilito che l’articolo 43 era incostituzionale, sulla scorta anche dei principi della Corte europea per i diritti dell’uomo, secondo la quale «l’espropriazione indiretta (cioè quando il cittadino non lo sa in anticipo, ndr) si pone in violazione del principio di legalità».

Tutti gli atti erano illegittimi

A questo punto tutti gli atti, hanno stabilito prima il Tar e ora il Consiglio di Stato, sono illegittimi: la violazione nasce dal principio, da quando i Bertorelle non vennero informati.

Come uscirne? «Resta fermo - si legge in sentenza - il dovere dell’amministrazione di procedere con urgenza alla restituzione delle aree indebitamente occupate, previa remissione in pristino (cioè togliendo il tratto di elettrodotto e rimettendo tutto com’era prima, ndr), e alla corresponsione delle somme dovute per il periodo di illegittima occupazione». Significa smantellare un impianto che serve decine di migliaia di persone: più facile a dirsi che a farsi. Pertanto, è doveroso che «l’amministrazione trattenga il bene soltanto provvedendo al suo acquisto... mediante lo strumento dell’acquisizione sanante». Il che significa pagare, certo molto di più che 27 anni fa, dopo essersi messa d’accordo con i Bertorelle.

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