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Chiuppano

L’autostrada A31 nel 1977 "mangiò" il campo dell’anziana. Risarciti i nipoti

di Diego Neri
È durata 46 anni la battaglia giudiziaria di una famiglia proprietaria di due lotti vicino al casello dell’A31 per la Valdastico nord
La zona di campagna dove dovrebbe proseguire il tracciato (Foto Stella)
La zona di campagna dove dovrebbe proseguire il tracciato (Foto Stella)
La zona di campagna dove dovrebbe proseguire il tracciato (Foto Stella)
La zona di campagna dove dovrebbe proseguire il tracciato (Foto Stella)

Ci sono voluti 46 anni, ma alla fine i soldi arriveranno. Sono quelli che una famiglia di Chiuppano attendeva dopo aver ceduto alcuni terreni all’allora società “Autostrada della Valdastico spa”. Era il dicembre 1977 quando fu sottoscritto l’accordo preliminare, ma da allora non si giunse mai al contratto definitivo e gli allora proprietari non videro mai un quattrino. Certo, nel 1977 c’era un altro mondo: c’era ancora la Guerra Fredda, base Tuono era aperta, alla sera si guardava ancora Carosello in tv; lo scudetto lo vinse la Juve di Bettega, governava Andreotti e le Brigate rosse seminavano il terrore. Come oggi, però, nel 1977 si pensava di costruire la Valdastico nord, verso il Trentino: il dilemma non è ancora sciolto.

L'accordo con Autostrade nel 1977

Era già da tempo che si parlava di autostrada: fu il ministero dei lavori pubblici, con un decreto del 1974, a decretarne la «pubblica utilità, urgenza e indifferibilità», tanto che il prefetto berico poi firmò un decreto di occupazione d’urgenza, che prevedeva il fatto che i terreni su cui doveva sorgere il tracciato fossero ceduti alla nuova società. Accadde così che nel 1977 le famiglie Cunico e Manea sottoscrissero l’accordo con le Autostrade.
Da allora, però, tutto si è fermato. A quell’intesa, firmata anche da Anna Maria Manea, non seguirono né il procedimento di esproprio né il pagamento dell’indennità espropriativa. Un pasticcio: iniziarono sì i lavori, che furono completati fino al casello di Piovene; fu sbancato il terreno di Manea, che sorge subito più a nord, necessario per il nuovo tratto, ma il cantiere è rimasto da allora fermo. Ma, soprattutto, nessuno si ricordò che era necessario pagare la famiglia di Chiuppano: una dimenticanza nata probabilmente dalla burocrazia, e mai risolta dopo il passaggio alla nuova impresa autostradale.

La proprietaria morì qualche anno dopo

Suo figlio, Ercole Cunico, cercò di farsi pagare dalla “Autostrada della Valdastico”, invano, come pure invano dalla “Brescia-Padova spa”. Nel 2010 decise però, con l’avv. Silvano Ciscato, di tentare di farsi restituire i terreno e di farsi risarcire per non aver più goduto dei frutti del fondo. A questa richiesta, che è rimasta bloccata a lungo al Tar (tanto è vero che nel frattempo è morto anche Ercole, e che la causa è stata portata avanti dai suoi eredi, cioè Giuliana e Guido Cunico, e Maria Luisa Todeschini), la società (tutelata dall’avv. Dario Meneguzzo) replicava che quei due accordi altro non erano che contratti preliminari impropri di cessione bonaria del terreno, ed avevano effetto traslativo della proprietà. Per questo chiedeva al Tar l’accertamento dell’avvenuto passaggio della proprietà del fondo a proprio favore, in forza della firma del 1977.

Il Tar

La prima sezione del Tar, presieduta da Di Mario, ha dato ragione agli uni e anche agli altri, in base alla formula adottata nell’accordo preliminare. Dove questo è stato ritenuto completo (per uno dei due terreni, il più costoso), la proprietà è passata di fatto ad Autostrade, che non verseranno nulla perché le pretese del 1977 sono oggi prescritte. Nell’altro caso, invece ha disposto che Autostrade debba restituire il fondo e risarcire il danno, determinando «l’obbligo per l’amministrazione di corrispondere l’indennizzo nonché il risarcimento per il periodo di occupazione illegittima». I giudici hanno disposto che Autostrade abbia 6 mesi di tempo per decidere se restituire il bene (dopo la remissione in pristino) o acquisirlo, ma pagandolo ai proprietari.

L'intesa tra le parti

Poiché restituirlo com’era allora è impresa impossibile, le parti hanno raggiunto un’intesa che, quasi mezzo secolo dopo, sana la singolare questione. La cifra precisa che arriverà agli eredi non è nota; ma è ben più alta degli 11 milioni di lire di allora. 

 

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