<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
Creazzo

Uccisa in Cina a 29 anni, il killer condannato a morte. I genitori di Paola: «Giustizia, non vendette»

di Diego Neri
Dopo la sentenza della Corte federale di Pechino per l’assassinio di Paola Sandri avvenuto nel 2006. «Non ci interessa conoscere quell’uomo, ma solamente sapere che cos’è successo»
Un’immagine sorridente di Paola Sandri, uccisa a 29 anni
Un’immagine sorridente di Paola Sandri, uccisa a 29 anni
Un’immagine sorridente di Paola Sandri, uccisa a 29 anni
Un’immagine sorridente di Paola Sandri, uccisa a 29 anni

«Noi non abbiamo mai cercato vendette, ma solamente verità e giustizia. Non intendiamo incontrare chi ha ucciso nostra figlia: non sappiamo che tipo di reazione potremmo avere. Se lui intendesse chiedere scusa per quello che ha fatto, ne ha la possibilità attraverso la Corte federale di Pechino». 

Luigi Sandri parla con voce pacata. Da un paio di giorni ha saputo che il tribunale della capitale cinese ha inflitto la pena capitale ad un cittadino orientale di 47 anni, arrestato un anno fa, per l’omicidio volontario di sua figlia Paola.

L'omicidio di Paola Sandri

La giovane, 29 anni, che era in Cina per il dottorato di ricerca, era stata uccisa in strada, mentre tornava a casa dopo una cena con amici. Era appena rientrata a Pechino, dopo essere stata a Nanchino per ragioni di studio; era ospite di una coppia di amici canadesi, ed aveva deciso di rientrare un po’ più tardi per non disturbarli: stavano dormendo. Mentre stava camminando non lontano dall’Art Academy, era stata affrontata dall’assassino che forse voleva derubarla della borsetta; lei avrebbe cercato di difendersi, ma era stata colpita da almeno tre coltellate. L’allarme l’aveva dato uno dei custodi del museo, ma per Paola, che insegnava cinese all’università di Lione nei corsi liberi, non c’era stato più nulla da fare. La salma era poi rientrata in Italia ed è stata sepolta a Creazzo, dove abita la sua famiglia: oltre al padre, la mamma Maria Cristina e la sorella Elena.

L'arresto del killer e la condanna

L’assassino, scappato prima dell’arrivo dei soccorsi, era stato individuato solo tanti anni dopo, nel dicembre ’21. In agosto è iniziato il processo, che si è chiuso mercoledì con la sentenza di morte. Una pena sospesa per due anni: se l’imputato si comporterà bene in carcere, la sentenza potrebbe essere commutata in ergastolo. Le motivazioni, invece, con presumibilmente anche la ricostruzione delle indagini, e del movente dell’omicidio, saranno depositate più avanti, e la famiglia Sandri le potrà ottenere dal consolato italiano se il tribunale, come ha promesso, le fornirà.

Parla la famiglia di Paola

«A noi interessa sapere che cosa è accaduto a Paola - spiega il padre - e come gli inquirenti sono arrivati, 16 anni dopo i fatti, ad arrestare l’imputato, il quale avrebbe confessato il delitto nel corso delle udienze. Non sappiamo nulla di tutto questo, se non che si tratta di una persona che aveva già avuto problemi con la giustizia cinese».

La famiglia ha accolto la notizia della condanna con una soddisfazione particolare, legata al fatto che la ritiene giusta. «Sì, noi non abbiamo mai fatto pressioni per evitare che le autorità cinesi individuassero il responsabile dell’omicidio in maniera sommaria, senza un adeguato approfondimento, per dare una risposta di natura politica. Così, invece, tanti anni dopo, siamo certi che sia stato condannato il colpevole». 

Non solo. La famiglia Sandri, contraria alla pena di morte, sa che l’imputato ha una possibilità di vita e che dipende da lui. «Da come si comporterà», precisa Luigi. 

Per loro la sofferenza non cambia, come non è cambiata in tutti questi anni. «È una costante di vita. Quando una figlia muore prima dei genitori accade qualcosa di innaturale, impossibile da accettare. Paola era una ragazza solare, amava il mondo, lo viveva con la spensieratezza dell’età ma anche con equilibrio e coscienza». In Cina c’era stata quattro volte, sapeva come muoversi, come stare lontano dai pericoli: il quartiere nel quale è avvenuta la tragedia non era ritenuto a rischio. Ora, dopo la sentenza, ai genitori e alla sorella resta da sapere che cosa le è accaduto la terribile sera del 25 luglio 2006. Poi, il cerchio sarà definitivamente chiuso. 

Suggerimenti