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Bassano/Catania

Frode milionaria sulla vendita di bevande: dieci arresti, in cella anche un bassanese

La truffa partita da Catania. Un raggiro al Fisco da 30 milioni di euro: 27 le persone coinvolte in tutta Italia

"Ultimo brindisi". È il nome dell'operazione condotta dalla Guardia di finanza di Catania nei confronti di un articolato gruppo criminale che avrebbe illecitamente commercializzato bevande nel territorio nazionale e frodato il Fisco per ben 30 milioni di euro. E tra i dieci arrestati c'è anche un siciliano domiciliato a Bassano.

Su delega della procura europea di Palermo, nei giorni scorsi i finanzieri del comando provinciale di Catania, coadiuvati dai colleghi di varie province italiane fra cui le venete Venezia, Padova e Vicenza, hanno dato esecuzione all'ordinanza di misura cautelare in carcere per sei persone e ai domiciliari per altre quattro. Fra loro, a finire al San Pio X di Vicenza pure un 41enne catanese, nell'ultimo periodo domiciliato con la famiglia a Bassano, condotto in carcere dai militari del magg. Alberto Potenza. Oltre ai dieci arrestati, gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla evasione, alla frode fiscale e a condotte plurime di bancarotta, il Gip del tribunale di Catania ha disposto l'esecuzione del divieto per un anno di esercitare l'attività d'impresa, e di rivestire funzioni direttive o amministrative, nei confronti di altri 17 indagati oltre che il sequestro preventivo di somme di denaro e di beni immobili per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro, corrispondente all'imposta evasa, appartenenti alle società coinvolte e agli indagati.

Il capo dell'associazione per delinquere sarebbe un incensurato 41enne, figlio di un esponente del clan mafioso "Santapaola", nel carcere di Sulmona, in regime detentivo ex art. "41 bis". Le indagini, durate circa due anni, sono state eseguite attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali nonché indagini finanziarie e patrimoniali che hanno consentito alle Fiamme gialle di appurare un volume d'affari superiore a cento milioni di euro. Il modus operandi sarebbe stato l'emissione di fatture per operazioni inesistenti oppure l'acquisto, senza Iva, di merci falsamente destinate all'estero, o ancora il mancato versamento dell'imposta sugli acquisti provenienti dalla Repubblica di San Marino. Profitti illeciti sarebbero stati inoltre realizzati attraverso crediti d'imposta inesistenti e il fallimento intenzionale di tre società oberate dai debiti tributari ma preventivamente drenate delle risorse finanziarie e dei beni strumentali. Ipotesi accusatorie che ora dovranno essere verificate in sede processuale.

Michela Cola

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