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Bassano

Avvelenata dai funghi: «Solo il trapianto può salvarla»

La 58enne è ricoverata a Padova in attesa di un nuovo organo. Irreversibile la distruzione delle cellule epatiche

Restano molto gravi le condizioni della 58enne che venerdì scorso ha mangiato dei funghi da lei raccolti nel settore nord del parco Ragazzi del ’99. Dal pronto soccorso di Bassano, a cui si era rivolta sabato mattina accusando forti dolori addominali, è stata trasferita d’urgenza al Centro trapianti di Padova dove è ancora ricoverata per grave insufficienza epatica e in attesa urgente di trapianto di fegato. 

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Subito somministrato l'antidoto

Nel caso della 58enne moldava, i medici dell’ospedale di Bassano le hanno di fatto salvato la vita somministrandole da subito una terapia, contenente l’antidoto, orientata all’avvelenamento da amanita phalloides. Questo perché la donna aveva mostrato ai sanitari la foto dei funghi raccolti e fra essi l’esperto micotico dell’Ulss 7, Diego Schirato, ha potuto distinguere quello che è ritenuto uno dei funghi in assoluto più pericolosi al mondo, che in poche ore porta al decesso.

La tossina del fungo distrugge le cellule del fegato

«L’amanita phalloides è un citolitico – spiega Antonio Stano, direttore del dipartimento di prevenzione Ulss 7 – Contiene una tossina che nella migliore delle ipotesi distrugge in modo irreversibile le cellule epatiche». Sabato, il sospetto che si trattasse di avvelenamento da amanita è stato confermato poi dalla porzione di funghi avanzati, fortunatamente cotti interi, che la figlia della donna ha subito dopo portato in ospedale. «Solo i funghi crudi sono distinguibili con precisione da noi esperti – precisa Diego Schirato – poiché quelli cotti o peggio ancora tagliuzzati rendono molto più difficile l’analisi e la velocità di diagnosi è vitale». 

Un servizio aiuta a distinguere i funghi commestibili

L’ammonimento è sempre quello di non raccogliere funghi nel caso lo si faccia, prima di consumarli è bene rivolgersi al servizio gratuito di Igiene e alimenti dell’Ulss 7 in via Cereria, dove c’è un esperto che dà il suo benestare. «È facile scambiare funghi velenosi con varietà edibili come ad esempio i chiodini che hanno un colore verdastro simile all’amanita phalloides adulta oppure – spiega Schirato – come la 58enne che potrebbe aver confuso l’amanita piccola, chiusa e di colore chiaro con dei prataioli».

Nel parco Ragazzi del '99 altre varietà velenose

Schirato è andato a fare un sopralluogo, rimuovendo i funghi trovati e confermando che lì «crescono anche altre varietà velenose oltre all’amanita». «Ne basta una piccola porzione, anche solo 40/50 grammi – aggiunge– per avere i primi sintomi gastrointestinali da avvelenamento nell’arco di 5/6 ore. Il tal caso bisogna correre al pronto soccorso perché l’evoluzione è rapidissima». 

Michela Cola

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