Ambiente

Vulcano sottomarino, eruzione a 17 mila chilometri. L’onda d’urto nel Vicentino

La violenta esplosione del vulcano sottomarino nelle isole Tonga e la nube alzatasi in cielo (Foto Ansa)
La violenta esplosione del vulcano sottomarino nelle isole Tonga e la nube alzatasi in cielo (Foto Ansa)
La violenta esplosione del vulcano sottomarino nelle isole Tonga e la nube alzatasi in cielo (Foto Ansa)
La violenta esplosione del vulcano sottomarino nelle isole Tonga e la nube alzatasi in cielo (Foto Ansa)

Quel che succede nelle isole Tonga, non resta nelle isole Tonga. Anzi, si propaga in tutto il globo. Anche nel Vicentino. Soprattutto se stiamo parlando di una violenta eruzione vulcanica. Parlare di “effetto farfalla”, vista la portata dell’esplosione, pare un po’ riduttivo, ma la sostanza c’è: siamo tutti legati.  L’eruzione del vulcano sottomarino Hunga-Tonga-Hunga-Ha’apai nel Pacifico meridionale, avvenuta sabato verso le 17 (ora locale) e che ha generato danni e paura per i Paesi che si affacciano sull’oceano, si è fatta sentire nella nostra provincia l’altra sera verso le 21. È stato a quell’ora, infatti, che le strumentazioni Arpav, ma anche barometri amatoriali hanno segnalato un picco della pressione atmosferica. Effetto dell’onda d’urto partita da lontano, molto lontano: 17 mila chilometri.  E non è detto che sia finita qui. Il pulviscolo generato potrebbe infatti incidere sulla temperatura globale, con una minima variazione al ribasso. Una modifica non percettibile dalle persone, ma che i climatologi potrebbero registrare per i prossimi due-tre anni, come accaduto nel 1991 con l’eruzione del Pinatubo, nelle Filippine.

 

 

«L’esplosione è stata importante e ha causato un’onda d’urto che si è sviluppata in atmosfera, viaggiando poi a una velocità di circa 1.200 chilometri orari», spiega Marco Rabito, meteorologo Ampro, che ha notato la variazione nel proprio barometro, a Cavazzale. «L’onda d’urto - precisa - funziona come un sasso nello stagno, forma varie onde. La prima, la più importante, è arrivata da noi alle 21 dopo aver attraversato la Siberia orientale, il Circolo polare artico, Scandinavia e Centro Europa». L’arrivo è testimoniato da un repentino aumento della pressione atmosferica «di circa 1,5-2 ettopascal (unità di misura della pressione, ndr)». Nella notte, dopo altre oscillazioni, la contro-onda «con un calo nell’ordine di un ettopascal». Il rumore invece «è stato percepito fino a 9 mila chilometri», chiarisce. Ora non resta che capire se vi saranno ripercussioni a livello climatico. «Esplosioni di questo tipo potrebbero determinare un calo medio della temperatura globale di qualche decimo di grado nei prossimi due-tre anni. La presenza di pulviscolo sparato a 30-35 chilometri di altezza in stratosfera limita le radiazioni solari». 

 

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Alessia Zorzan