Vicenza

Violentò la figlioletta di 5 anni. Ora la risarcirà con mezzo milione di euro

All’epoca era una bambina: aveva 5 anni e frequentava la scuola materna. Oggi ha 21 anni, studia all’università di Venezia e sogna un futuro da architetto. Da bimba, aveva subito l’atroce violenza da parte del padre, che oggi è stato condannato in via definitiva non solo a 5 anni e 11 mesi di reclusione, ma anche a risarcirla con una cifra vicina al mezzo milione di euro. È quanto infatti ha stabilito la Corte d’Appello di Roma - e contro la sentenza non è stato promosso alcun ricorso - che ha stabilito che L. Z., 64 anni, di Vicenza (le iniziali sono ovviamente a tutela della figlia, altrimenti riconoscibile), bidello in pensione, rimborsi la figlia di quanto le ha fatto patire quando era bimba. 

 

LA FAMIGLIA -  La vicenda è assai articolata, ed è durata a lungo anche perché il fascicolo ha viaggiato sull’asse Vicenza-Roma. L. Z., assistito dall’avv. Giulio Camisati, è di origini vicentine ma la sua famiglia si era trasferita a Roma quando era adolescente. L’imputato dopo il matrimonio con una vicentina era tornato a vivere all’ombra dei Berici e all’epoca dei fatti lavorava come bidello in una scuola elementare della città. Una volta che la coppia scoppiò, la figlia nata nel 2000 venne affidata alla mamma mentre lui iniziò ad abitare fra Vicenza e la Capitale, dove risiedevano gli altri suoi famigliari. La piccola poteva stare con il padre nei fine settimana e per un paio di settimane, d’estate, per le vacanze. Nel 2005, quando accaddero i due fatti contestati, trascorsero le ferie a Roma. 

 

GLI ABUSI -  Le violenze avvennero nell’agosto di quell’anno, quando il bidello - che a scuola, a stretto contatto con i bambini, non aveva mai avuto problemi - portò la figlia a Roma. Inizialmente, nell’indagine era comparso un terzo episodio, avvenuto a Vicenza, che però non fu mai confermato, tanto che l’inchiesta, che era stata avviata in città, venne trasferita per competenza nella Capitale. Nella prima occasione lui si limitò, secondo il capo di imputazione, a toccare la bambina e a farsi toccare. Le violenze più pesanti avvennero qualche giorno dopo, sempre durante le vacanze a Roma. Il bidello venne denunciato dalla ex moglie alcuni mesi più tardi. Secondo l’accusa, appena la bimba era tornata con la madre aveva iniziato a manifestare dei disagi che diventarono evidenti nelle occasioni in cui lui la andava a trovare. Dormiva poco, aveva incubi ed era sempre nervosa e agitata; aveva paura degli adulti maschi. Per questo la madre l’aveva portata dal pediatra e poi da una psicologa. La piccola aveva riferito le molestie a cui il padre l’aveva sottoposta, minacciandola di non far parola con la mamma dei loro turpi giochi. La vicentina aveva denunciato il padre di sua figlia in questura, dando il via all’indagine.

 

IL PROCESSO -  La bambina venne ascoltata nel corso di un’audizione protetta e confermò, con un linguaggio e con espressioni ritenute genuine da tutti i giudici che si sono occupati del suo dramma, pienamente attendibile. Di qui la condanna per il padre a quasi 6 anni di reclusione, e a versare una provvisionale di 50 mila euro alla madre della piccola, all’epoca tutelata dall’avv. Caterina Evangelisti.

 

IL RISARCIMENTO -  I danni complessivi sono stati quantificati diversi anni dopo dal tribunale civile romano in quasi 500 mila euro; la cifra è stata di recente confermata e ora L. Z., nel frattempo tornato a vivere definitivamente a Vicenza ed andato in pensione, dovrà risarcire, anche se si è sempre detto innocente. «Io credo di essere di fronte ad un errore della giustizia - ha detto l’avvocato italo-canadese Camisati -, perché sono convinto che quell’uomo non abbia mai sfiorato sua figlia. Ma i giudici sono stati di diverso avviso». 

 

 

Diego Neri

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