La polemica

Video con insulti razzisti: Daspo di 5 anni al tifoso del Vicenza. «Ho sbagliato, scusate»

«Ributtateli in Africa». Si apre così il video che riassume il playout di andata tra Vicenza e Cosenza vissuto dai distinti del “Menti” da Mattia Pendin, 21 anni, conosciuto sui social come “L’ultrà dei poveri”. Ed è già un manifesto d’intenti di quello che sarà un concentrato di insulti, razzismo e turpiloquio in cui non manca una spruzzata di blasfemia. Un mix che è costato al giovane nato a Bassano ma residente a Vicenza un Daspo di 5 anni con divieto di avvicinarsi a meno di 500 metri dal “Menti” durante lo svolgimento delle partite del Vicenza, che gli è stato notificato ieri dal questore Paolo Sartori. Con un’asta per i selfie, per tutta la partita, si è ripreso commentando i momenti salienti del match. O, meglio: insultando ripetutamente i tifosi e i calciatori calabresi che si sono sentiti chiamare «scimmie», che sono stati invitati a lavarsi perché «puzzate di ‘nduja» oppure perché sono degli «schifosi terroni». Un’inquadratura stretta sul settore ospiti è l’occasione per commentare con un «va’ che scimmiotti, un bel documentario su come i babbuini si procurano il cibo nella foresta», e poi ancora «vi paghiamo le vostre tasse», «se esplode una bomba sulla Calabria aumentiamo il Prodotto interno lordo di tutta Italia», oppure un «come si fa a far stare in Serie B una squadra della Calabria?». Potevano mancare gli ululati razzisti e un riferimento a un «tipico terrone mafioso»? Certo che no. Questo concentrato d’odio è andato in scena dai distinti del Menti venerdì sera ma, come detto, è stato anche auto-ripreso, montato e pubblicato sul canale YouTube “L’Ultrà dei Poveri”. 
In poche ore il video ha fatto il giro del web, arrivando dritto in Calabria che, come è giusto che sia, ha reagito. I supporter del Cosenza in primis e, poi, tutti i calabresi (e anche chiunque si fosse imbattuto in quel filmato) hanno avviato una caccia all’uomo che li ha condotti in breve a Pendin. Lui, dal canto suo, ha cercato di “lucchettarsi”, chiudendo il canale YouTube e il profili pubblici su Instagram e TikTok, oscurando i video e cercando di nascondersi. Una strategia che non ha funzionato. Ieri gli agenti della Digos della questura di Vicenza coordinati dal questore Sartori e guidati da David De Leo, in collaborazione con la Postale di Corrado Piccione gli hanno bussato alla porta e lo hanno condotto negli uffici di viale Mazzini. In questura il giovane è stato identificato e fotosegnalato. Quindi, il questore gli ha notificato il Daspo. Sono probabili sviluppi anche a livello penale. Gli agenti della digos produrranno un rapporto che invieranno in procura. Si profila la violazione della Legge Mancino che punisce i reati di odio razziale o religioso. 
Pendin, con un passato da calciatore anche nel settore giovanile del Lane, si è reso conto del suo gesto e, immaginando le conseguenze, è scosso: «In questi giorni ho avuto periodi di ansia, dovuti a possibili ripercussioni. Vorrei stare più tranquillo possibile, voglio chiedere soprattutto scusa ai calabresi e in secondo luogo ai vicentini che non si meritavano un palco del genere. Ho sbagliato ed esagerato, me ne rendo perfettamente conto. Mi prendo un bel periodo di pausa da tutto». «Grazie al minuzioso lavoro della Digos in collaborazione con la polizia postale è stato possibile identificare il soggetto - il commento del questore Sartori - Anche in considerazione del contesto, che poteva essere molto pericoloso per l’ordine e per la sicurezza pubblica, e del fatto che le affermazioni sono state registrate e diffuse online, ho disposto l’emissione di un Daspo di 5 anni, con divieto di assistere a qualsiasi tipo di incontro di calcio in Italia e all’estero e di avvicinarsi a meno di 500 metri dallo stadio “Menti” quando si giocano le partite del Vicenza. Le manifestazioni sportive devono restare occasioni di aggregazione e spettacolo, non diventare un pretesto per episodi riprovevoli come questo».

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Karl Zilliken