Vicenza

Un palazzo come Versailles: maxi asta per la collezione

Bello e armonico da fuori. Stupefacente dentro. Salire al piano nobile di palazzo Loschi Zileri Dal Verme, progettato da Ottone Calderari, può causare stordimento: un salone altissimo affrescato di chiaroscuri e sfumature di grigio; attorno tinello, fumoir, sala da pranzo, una cucina invisibile agli occhi, al piano superiore le camere. Il tutto riluce oro ed è popolato di arredi e sculture neoclassici di gusto francese, di dipinti e bronzi, di archeoreperti, colonne e busti. I velluti e i broccati risuonano di scenografie teatrali. Casa o museo? Qui mercoledì 20 ottobre va in scena un’asta importante della Cambi di Genova, alla quale sono attesi antiquari e collezionisti da tutt’Europa. Claudio Biasia ha affidato la sua collezione all’incanto - 700 pezzi in tutto - dopo un quarto di secolo speso nelle grandi capitali come nel raffinato brocantage ad acquistare oggetti che rievocano i fasti di Versailles: «Ne sono stato custode, ora li abbandono» spiega il 59enne imprenditore e stilista, che col fratello è stato a lungo titolare dell’azienda di pelletteria che a Povolaro portava il loro cognome. Borse ha continuato a disegnarne da art director di importanti produttori cinesi, mentre il suo appartamento acquisito a metà anni ’90 cresceva in importanza e bellezza. Insieme all’amico e interior design Gastone Fioravanzo, Biasia ha affiancato tappeti persiani a tavoli, le tempere di Blondel e Lafitte ai rinoceronti coperti di cuoio di Albini anni Trenta. Due fiamminghi- Burgkmair e Faber- sono tra i pezzi più preziosi della pinacoteca sovrastata dal Maestro olandese delle mezze figure: la sua Lucrezia suicida verrà battuta a partire da 100 mila euro. C’è anche una Mercedes Pagoda in cortile e in una sala d’ingresso un modello monumentale di un palazzo milanese usato in un film. «Avevo pensato di fare di questa casa una esposizione permanente, ma è troppo impegnativo tenerla aperta - spiega Biasia, che da tempo abita in Valletta del silenzio - Diventerà altro, forse un luogo per eventi». Il palazzo dagli ornamenti inconfondibili nasce per i Loschi, famiglia di nobiltà feudale già registrata in città nel XIII secolo, e da sempre incuriosisce per la palla di cannone napoleonica conficcata a lato della facciata; dormirono qui il principe Umberto di Savoia e il re Vittorio Emanuele II. A metà ’800 i Loschi si estinsero, in ragione di matrimoni il palazzo divenne Dal Verme e alla morte dell’ultima erede Maria Lucrezia Drusilla, passò al nipote Camillo Zileri. Restò alla famiglia Zileri - quattro le discendenti di Beatrice Zileri con ancora vivi ricordi - fino agli anni Sessanta, passando di mano un paio di volte. Una storia poco conosciuta ma affascinante è fluita ancora una volta tra questi muri.

Nicoletta Martelletto