Vicenza

Un 27enne ricatta l'amante pensionato per il silenzio

Il ricatto a luci rosse gli costa la condanna. Dopo una doppia assoluzione ottenuta nel luglio scorso per altrettante ipotesi di rapina, al cittadino marocchino Anouar Sabbar, 27 anni, residente a Vicenza, il giudice Molinaro ha inflitto due anni e tre mesi di reclusione e 600 euro di multa per estorsione. L’imputato, difeso dall’avv. Alessandro Bellotti, è stato invece assolto dall’accusa di furto aggravato.
Il giovane doveva rispondere di aver architettato un ricatto osè ai danni di un negoziante vicentino, che oggi ha 68 anni (e che non si è costituito parte civile) e di avergli spillato, con un complice, in diverse tranches, 500 euro. 

I fatti contestati dal pubblico ministero De Munari risalivano alla primavera del 2015. Secondo gli elementi raccolti dalla polizia giudiziaria durante le indagini, il 3 maggio di sei anni fa Sabbar aveva attirato in un tranello il commerciante. L’imputato lo aveva adescato e convinto a raggiungerlo nel proprio appartamento, in città. La vittima, arrivata poco dopo, era stata invitata a spogliarsi per consumare un rapporto sessuale. Dopodiché nella stanza era piombata all’improvviso una seconda persona (la cui posizione è stata stralciata). 

La coppia aveva dunque cominciato a minacciare il malcapitato di chiamare la polizia e di farlo finire in galera accusandolo ingiustamente di aver drogato e approfittato di Sabbar, che si sarebbe pure spacciato per minorenne davanti ai rappresentanti delle forze dell’ordine. In cambio del silenzio dei suoi aguzzini, la vittima aveva consegnato prima 300 euro e poi altri 80. Approfittando di un momento di distrazione, la coppia avrebbe pure rubato il cellulare al commerciante, oggi in pensione; ma da questa accusa, come detto, il giovane è stato prosciolto perché il fatto non sussiste. Quattro giorni dopo, sempre secondo la ricostruzione della procura, Sabbar aveva ricattato ancora il commerciante per farsi consegnare altri 120 euro, altrimenti avrebbe chiamato il padre e la polizia. 
Il negoziante aveva però trovato il coraggio di sporgere denuncia. Le indagini, avviate grazie al numero di cellulare dell’imputato, avevano consentito di identificare e di segnalare in procura sia lui che il complice per l’estorsione, che si era concretizzata nel pagamento di una somma di danaro in cambio del silenzio. La vittima, che voleva un rapporto omosessuale e non coinvolgimenti giudiziari, temeva anche ripercussioni famigliari e aveva pagato per non avere grane. Ma, temendo altre richieste di danaro, si era rivolto alle forze dell’ordine.

In aula, nel corso del rapido dibattimento, l’imputato si è difeso, negando le accuse e professando la sua innocenza. Per il tribunale, però, merita la condanna per il ricatto a luci rosse.  

Diego Neri

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