Bosco di Nanto

Uccise il colonnello
È morto l’anziano
che sparò a Gildoni

Il blitz dei carabinieri nella casa di Bosco di Nanto. ARCHIVIO
Il blitz dei carabinieri nella casa di Bosco di Nanto. ARCHIVIO
Il blitz dei carabinieri nella casa di Bosco di Nanto. ARCHIVIO
Il blitz dei carabinieri nella casa di Bosco di Nanto. ARCHIVIO

È stato sepolto ieri, nel cimitero di Bosco di Nanto, dopo una cerimonia molto partecipata, Battista Zanellato. Aveva 92 anni, e da qualche tempo viveva in una casa di riposo del Basso Vicentino. Si è spento giovedì mattina, all’ospedale di Noventa. Da alcuni anni la sua mente era annebbiata. Quell’oscura nebbia che lo avvolse la sera del 17 luglio 2009 quando, credendo di avere davanti a sè dei banditi, si barricò in casa con il fucile e sparò al colonnello dei carabinieri Valerio Gildoni, che stava cercando di calmarlo e di avvicinarsi per disarmarlo. Fu una tragedia terribile, soprattutto per la famiglia del valente ufficiale, di 42 anni, in particolare per la moglie Barbara, sismologa, e per il fratello Alberto, sacerdote, ma anche per tutta l’Arma dei carabinieri.

Ieri pomeriggio quel dramma è stato ricordato nella chiesa parrocchiale di Bosco di Nanto dal parroco, don Diego De Rossi, durante il funerale a Zanellato. Il sacerdote ha chiesto di pregare per entrambi.

Quel giorno Battista era fuori di sè. Aveva subito dei furti, in passato, ed era ossessionato dall’idea dei ladri. Il figlio da qualche giorno lo vedeva in difficoltà ed aveva chiesto l’intervento di un medico, ma il papà in casa non rispondeva. Erano stati chiamati i carabinieri, e al loro arrivo Battista aveva esploso un colpo con il suo fucile da caccia. Erano arrivati i rinforzi, e con loro quel giovane ufficiale dalla carriera brillante appena giunto in città. Gildoni si era finto un medico, ma appena si era affacciato in fondo alle scale l’anziano, asserragliato al piano di sopra, aveva sparato, uccidendolo davanti agli occhi dei colleghi della vittima, i detective del nucleo investigativo. I quali poi piansero davanti al pubblico ministero Claudia Dal Martello.

Zanellato aveva ceduto solo nella notte, dopo l’intervento dei Gis. Era stato arrestato, e condannato un anno dopo a 10 anni di reclusione e 3 di manicomio giudiziario. Ma in Appello il processo era stato sospeso, perchè non era in grado di stare in giudizio. E così è rimasto, fino a giovedì, quando Battista, che non si è più ripreso, è morto in un letto di ospedale. Era stato da poco interdetto.

Ieri erano in tanti a salutarlo. C’era anche il suo legale, l’avvocato Pino Fucito, che lo ha difeso con passione e competenza, comprendendo quel doppio dramma.

Oggi la vicenda giudiziaria si è chiusa, con la morte di Battista, ma solo per il versante penale. I giudici avevano condannato l’anziano anche a risarcire la vedova e i famigliari, oltre all’Arma, ma il provvedimento non ha mai avuto effetti reali. Barbara, che ha perso il marito così terribilmente, e che ha vissuto il suo dramma con grandissima dignità, non avrebbe mai visto un centesimo.

È partita anche una causa civile, che è in corso. E ora i famigliari di Battista dovranno decidere se accettare l’eredità del pensionato, e subentrare quindi nella causa; oppure se rinunciarvi. In tal caso le proprietà di Battista diventerebbero dello Stato, che potrebbe poi provvedere per risarcire i famigliari della vittima. Saranno, in ogni caso, gli ultimi strascichi di una tragedia sconvolgente.

Diego Neri