Vicenza

Terza dose da lunedì: priorità ai più fragili, poi sarà il turno degli anziani over 80

Terza dose. Si comincia lunedì. Manca l’ufficialità perché, dopo l’autorizzazione dell’Aifa, non c’è ancora la circolare del ministero della salute con le modalità operative, e non c’è, anche se Zaia l’annuncio lo ha già fatto, una nota della Regione; ma è certo che sarà così. 

Si inizia, come previsto, con gli immunocompromessi, i pazienti trapiantati, onco-ematologici e dializzati, tenendo presente che la dose addizionale, diretta a far raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria, va somministrata non prima di 28 giorni dall’ultima. Si utilizzeranno i vaccini a mRna messaggero, Pfizer e Moderna. Poi, probabilmente fra dicembre e gennaio, la terza dose sarà riservata ad altre categorie più esposte, ultraottantenni, ospiti delle Rsa, operatori sanitari. Anche qui un target preciso. Sono segmenti anche questi connotati da un rischio elevato, da una parte per condizioni fisiologiche che possono sfociare in malattie gravi o avere un esito letale, dall’altra per esposizione professionale. La differenza fra prime e seconde fasce di terze dosi è, però, marcata. Per grandi anziani, case di riposo e operatori della sanità il “booster”, inteso come dose di richiamo dopo il completamento del ciclo vaccinale primario, va infatti somministrata dopo almeno sei mesi dall’ultima dose. 
Infine, la terza fase. Toccherà al resto della popolazione. Ma su tempi e modi c’è ancora da ragionare. «Se non ci saranno novità – spiega la dg dell’Ulss Berica Giusy Bonavina – partiremo con i soggetti più a rischio, immunodepressi, malati di tutta la sfera onco-ematologica, trapiantati e in attesa di trapianto, dializzati. I pazienti verranno convocati a chiamata, la somministrazione avverrà in ambiente protetto in ospedale e l’organizzazione sarà curata dai singoli specialisti che dovranno stabilire cosa fare per ogni malato in base alle terapie in atto». 
Si apre, dunque, una nuova fase, che, più o meno, anche se ora la precedenza assoluta viene data alle persone più fragili, ricalcherà lo schema adottato agli esordi della campagna vaccinale da dicembre dello scorso anno in poi. Alla fine si farà ciò che appariva scontato da tempo. Sono state le evidenze scientifiche a far scattare la decisione maturata all’interno della Cts dell’Aifa. «Gli studi clinici internazionali – ribadisce il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Giorgio Palù – confermano quanto si sospettava. Le due dosi inducono una risposta anticorpale molto bassa in meno del 50% della popolazione. È ipotizzabile, perciò, che un 50% di persone non sia adeguatamente protetto con le due dosi standard, mentre lo è con tre. E si parte, quindi, con coloro che rischiano di più per il fatto che hanno le difese immunitarie indebolite per cause legate alla patologia di cui soffrono o ai trattamenti farmacologici ai quali sono stati sottoposti». 
Terza dose in agenda. Il Sisp è mobilitato. I pazienti immunodepressi residenti nel territorio dell’Ulss 8 verranno chiamati uno per uno e seguiti, come detto, dal medico ospedaliero di riferimento. Ma la dg Bonavina guarda già avanti. «Dopo gli immunodepressi sarà il turno degli anziani over 80, degli ospiti e dei lavoratori delle case di riposo. In seguito si penserà al personale sanitario. Per i primi operatori il green pass scadrà fra un mese, il 16 ottobre. E adesso si sta studiando come procedere». Il futuro prossimo si annuncia, dunque, frenetico ma, in fondo, è da oltre un anno e mezzo che si corre sul filo del rasoio con prospettive che cambiano rapidamente. Viene avanti un periodo delicato non solo per questo nuovo passaggio della campagna anti-Covid ma perché si avvicina a grandi passi un’altra profilassi di massa. Se prima si è fatta aritmetica – dice la dg per sdrammatizzare quello che sarà un ulteriore impegno intenso – ora passeremo all’algebra applicata. «La terza dose andrà a sommarsi alla vaccinazione anti-influenzale che dovremo programmare in meno di un mese e che, secondo le indicazioni attuali, non potrà essere fatta in contemporanea - conclude la direttrice generale dell’azienda sanitaria - ma con un intervallo di almeno una settimana». 

 

Franco Pepe

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