L’inchiesta

Tasse non pagate
Perquisizioni
da 19 venetisti

Un volantino del Comitato di liberazione nazionale del Veneto, il gruppo al centro dell’indagine
Un volantino del Comitato di liberazione nazionale del Veneto, il gruppo al centro dell’indagine
Un volantino del Comitato di liberazione nazionale del Veneto, il gruppo al centro dell’indagine
Un volantino del Comitato di liberazione nazionale del Veneto, il gruppo al centro dell’indagine

La protesta contro le pretese fiscali e tributarie dello Stato ha superato i limiti. La resistenza, in nome della “gens veneta”, contro le forze dell’ordine che devono eseguire sfratti e pignoramenti ha violato la legge. La procura ne è convinta. Per questo ieri ha ordinato 19 perquisizioni a carico di altrettanti venetisti, accusati di aver costituito un’associazione per delinquere allo scopo di istigare i contribuenti a non pagare le tasse. Secondo gli inquirenti, era una banda organizzata quella che si faceva chiamare Comitato di liberazione nazionale (Cnl) del Veneto, che pianificava riunioni offrendo assistenza (a pagamento?) per la disobbedienza fiscale. La ragione di fondo? Il disconoscimento dello Stato italiano.

IL BLITZ. All’alba di ieri, su ordine del procuratore Antonino Cappelleri, le sezioni della procura dei carabinieri e della guardia di finanza, con i poliziotti della Digos, hanno visitato le abitazioni degli indagati, fra Vicentino, Trevigiano e Veronese. Nella provincia berica, il blitz ha riguardato la città, ma anche Malo, Montecchio Maggiore, Cornedo, Valdagno, Marostica, Valli del Pasubio, Longare ed Arzignano. L’obiettivo era cercare documentazione sul Cnl, che è stata sequestrata a casa di alcuni dei perquisiti.

LE ACCUSE. La procura contesta a quasi tutti gli indagati l’appartenenza ad un’associazione a delinquere finalizzata alla violazione di una legge del 1947, un decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato: e cioè l’istigazione rivolta ai contribuenti a «ritardare, sospendere e non effettuare il pagamento delle imposte». Una norma che prevede pene fino a 5 anni. La procura contesta ad alcuni degli accusati anche la diffamazione, per una pubblicazione sul profilo facebook del Cnl di accuse contro la guardia di finanza, che era stata filmata durante un controllo, condendo il video con espressioni ingiuriose nei confronti dei due militari intervenuti.

LE PROTESTE. L’inchiesta era nata dopo alcune proteste a loro modo clamorose. Era avvenuto ad esempio che a Malo, il 23 settembre scorso, le fiamme gialle volessero controllare gli scontrini emessi dal negozio “Pizzolato e Massignani”; Erica Scandian si sarebbe opposta, disconoscendo l’autorità dei militari e paralizzando l’attività. A Piovene, una settimana prima, era stato bloccato uno sfratto; a Trissino, in marzo, un altro stop ad un controllo della Finanza a carico della pizzeria “Mquadro”.

L’ORGANIZZAZIONE. Gli inquirenti avevano così accertato che gli indagati erano soliti riunirsi, organizzando incontri aperti al pubblico sotto la sigla del Cnl, che ha anche un sito internet e un profilo facebook. A Zugliano, Malo, Valdagno, Marano, Valli, Velo d’Astico, ma anche nel Veronese, nel Veneziano e nel Trevigiano si invitavano i presenti a non pagare le tasse, «perchè non riconosciamo lo Stato italiano». Erano stati organizzati i «gruppi di intervento rapido», per andare in supporto agli associati in caso di controllo, pignoramento o sfratto; e centro di raccolta dati per «aderire e chiedere tutela», in casa di alcuni indagati, come quello chiamato «tutela gens venete».

GLI INDAGATI. Ieri hanno saputo di essere indagati alcuni volti noti del movimentismo venetista, in parte già a processo a Brescia per questioni non dissimili. Si tratta ad esempio della veronese Patrizia Badii, che ha conosciuto il carcere nell’inchiesta sul «tanko», o Gabriele Perucca Orfei, vicentino, conosciuto per le proteste dei forconi di qualche anno fa. Il loro obiettivo è di non dare soldi ad uno Stato che per loro, a queste latitudini, non esiste. «Sono gruppi di disturbo che cercano di stare con le loro proteste al confine del lecito - ha detto brevemente il procuratore -. Quando si tratta di questioni tributarie, quel confine dal nostro punto di vista lo superano».

Diego Neri

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