Vicenza

«Stuprò una ragazzina». A giudizio 12 anni dopo

Dodici anni dopo quel presunto stupro di gruppo, dovrà presentarsi davanti al giudice per difendersi dalla pesantissima accusa. La procura, con il pubblico ministero Mariaelena Pinna, ha infatti chiesto il rinvio a giudizio Riccardo Segalla, 61 anni, di operaio in pensione di Chiuppano. Difeso dagli avv. Paolo Spagnolo e Simone Veronese, è certo oggi una persona diversa da quella che avrebbe, con altri, violentato quella che allora era una ragazzina. E anche lei, che oggi ha 28 anni (è assistita dall’avv. Silvia De Biasi), ha cercato di ricostruirsi una vita per uscire da quell’incubo.

Fascicolo Le ragioni per le quali quel troncone d’inchiesta è ancora aperto sono molteplici. La complessa operazione “Satyricon”, come venne chiamata in gergo dalla polizia, venne trasmessa da Vicenza a Venezia, dove l’allora procuratore aggiunto Carlo Nordio la ritrasmise nel capoluogo palladiano affinché procedesse per stupro di gruppo. Nei mesi scorsi, la procura aveva chiesto l’archiviazione per Segalla, che aveva una posizione marginale nell’indagine, ritenendo prescritto il presunto reato di violenza sessuale. Ma il giudice Matteo Mantovani ha respinto la richiesta, sottolineando che si trattava di violenza di gruppo, che prevede tempi più lunghi di prescrizione. E ora il magistrato accogliendo la sottolineatura ha sollecitato il rinvio a giudizio. 

Il dramma Per i principali imputati, un imbianchino e uno psichiatra, era diventata una fissazione. Sabrina (nome di fantasia), allora 16 anni, era stata circuita con la magia per trasformarla in una bambola sessuale. Quando la ragazzina aveva fatto sapere ai suoi violentatori che aveva trovato un’amica vergine disposta a partecipare ai riti magici, la squadra mobile della questura, con il sostituto commissario Roberto Minervini, era intervenuta facendo scattare le manette. Era il settembre 2009. Erano state denunciate una mezza dozzina di persone, fra cui Segalla. Alcune di loro, avevano formato con l’imbianchino una sorta di gruppo esoterico i cui legami con Sabrina erano stati poi analizzati nel dettaglio. I detective avevano in parte ricostruito l’attività del gruppo, dopo il sequestro di teschi, coltelli, spade e molti libri di magia. In alcuni video e in parecchie foto sigillate erano visibili dei riti compiuti di notte in alcuni cimiteri dell’Alto Vicentino, fra candele e tarocchi. Una sorta di seduta spiritica che teneva unito il gruppo assieme ad un altro collante: il sesso. In molti dvd dell’imbianchino - esperto di videoriprese - si vedevano delle scene con rapporti di gruppo, con protagonisti adulti: uomini e donne del Vicentino che facevano parte del gruppo esoterico. Il sesso, nella visione “magica” della vita dell’imbianchino, era un modo per sviluppare energia e diffonderla agli altri. La ricerca della ragazzina illibata serviva per richiamare ancora più energia. Erano spuntate anche altre vittime dal passato: «Quel gruppo esoterico mi rovinò la vita, facendomi di tutto», raccontò una giovane. 

Lo stupro I fatti contestati a Segalla sarebbero avvenuti in città nella primavera del 2009. Mentre gli altri imputati avevano tutti definito la loro posizione (con condanne pesanti e patteggiamenti, uno con l’archiviazione accolta dal giudice), il pensionato non sarebbe mai stato chiamato a rispondere delle sue presunte responsabilità: quelle di aver preso parte ad una “seduta di sesso” con Sabrina, in cui erano coinvolti anche altri, e di averla violentata con l’inganno. Se il giudice accogliesse la richiesta della procura, e venisse ordinato il dibattimento, saranno chiamati tutti a ricostruire l’accaduto, a partire da Sabrina. Dodici anni dopo il dramma. 

 

Diego Neri