Il duplice femminicidio

Spara alla ex, fugge e ammazza anche la nuova compagna: poi si uccide. Esplosivi nell'auto del killer

L'auto del killer lungo la tangenziale Sud di Vicenza e, a destra una foto di Lidia Miljkovic insieme all'ex marito Zlatan Vasiljevic (COLORFOTO/DALLA POZZA)
L'auto del killer lungo la tangenziale Sud di Vicenza e, a destra una foto di Lidia Miljkovic insieme all'ex marito Zlatan Vasiljevic (COLORFOTO/DALLA POZZA)
Vicenza, duplice femminicidio (COLORFOTO/FRANCESCO DALLA POZZA)

Due femminicidi, una violenza feroce che ha armato la mano di un uomo diventato l’assassino prima della sua ex moglie e poi dell’attuale fidanzata. Un mercoledì di sangue che si consumato a Vicenza nel giro di poche ore e che ha avuto il suo epilogo in un'area di sosta della tangenziale Sud. Il killer, Zlatan Vasiljevic, 42enne bosniaco, dopo aver ucciso in strada a colpi di pistola l'ex è fuggito in auto con l'attuale compagna e in quell'auto, dove è stato trovato anche dell'esplosivo, ha scelto di farla finita. Una doppia tragedia che ha lasciato sgomenti, ma che ha ancora molti punti oscuri.

Il primo delitto in mattinata, in via Vigolo, nel quartiere Gogna: è qui che una donna trova a terra, in una pozza di sangue, il corpo di Lidia Miljkovic, 42 anni, di origini serbe e residente a Schio. Doveva prendere servizio come domestica in una delle villette della  zona, dopo aver accompagnato a scuola la sua figlia più piccola, di 13 anni. L’assalitore ha atteso che scendesse dalla sua auto e l’ha colpita con numerosi colpi di pistola, forse sei, lasciandola agonizzate sull’asfalto. Alcuni abitanti hanno sentito i colpi, ma anche un paio di esplosioni, mentre una vettura si allontanava di corsa. Sul posto sono stati chiamati gli investigatori della Questura, e subito la pista seguita è stata quella del femminicidio. Lidia era perseguitata da anni dall’ex compagno, Zlatan Vasiljevic, con cui aveva convissuto ad Altavilla Vicentina fino al 2019, quando denunciò l’uomo per maltrattamenti e lo fece arrestare. Si era quindi trasferita con i figli a Schio, nella casa dei suoi genitori. Pare che stamani i due si sarebbero dovuti incontrare per andare da un avvocato a sistemare alcune questioni legate alla loro ex abitazione, e forse l’appuntamento era stato fissato al quartiere Gogna, dove però Zlatan è arrivato con l’intenzione di uccidere. Il Questore di Vicenza, Paolo Sartori, ha subito coordinato la "caccia all’uomo" chiedendo rinforzi importanti, viste le testimonianze che riferivano di due esplosioni. Ha così chiesto l’intervento per le ricerche di un elicottero e dei reparti speciali, assieme a polizia e polizia ferroviaria, per pattugliare la zona boschiva che si trova ai piedi di Monte Berico, e via via tutta la provincia, fino alla vicina linea Fs e all’autostrada A4 Venezia-Milano. Sono state almeno quattro ore di tensione intorno alla città, con un epilogo che ha aggiunto tragedia alla tragedia.

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Intorno alle 16 una pattuglia ha notato un’automobile ferma in una piazzola di sosta lungo la tangenziale Sud, poco prima delle gallerie, a pochi chilometri dal luogo del primo delitto. Gli agenti si sono avvicinati, e hanno fatto un’altra macabra scoperta: dentro c’erano due cadaveri, uno era quello di Zlatan, e al suo fianco quello di una donna, poi identificata come la sua attuale compagna, Gabriela Serrano, 36 anni, venezuelana. L’ipotesi più probabile è che l’omicida abbia sparato alla nuova convivente, e poi alla fine abbia rivolto l’arma contro se stesso, togliendosi la vita. Le "teste di cuoio" hanno rotto i finestrini per controllare l’interno e hanno visto alcune granate, probabilmente come le due fatte esplodere da Vasiljievic durante la fuga dal primo delitto, per cui si è reso necessario l’intervento degli artificieri.

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L’arteria stradale, trafficatissima nelle ore pomeridiane, è stata subito chiusa così come la corsia in direzione di Milano della A4 per consentire le operazioni di rimozione delle bombe e la messa in sicurezza dell’area. Saranno le indagini ad accertare come il killer si sia potuto procurare armi ed esplosivi così letali, nonostante i suoi precedenti di violenza e maltrattamenti in famiglia.