Il caso

Soffocato in ambasciata. Una guardia rivela: «Era stato fatto entrare»

Luca Ventre non entrò illegalmente all’interno dell’ambasciata italiana a Montevideo, in Uruguay, dove poi trovò la morte
L’indiscrezione, arrivata dal Sudamerica nei giorni scorsi, più precisamente da una delle guardie di sicurezza dell’ambasciata stessa, se fosse confermata, potrebbe aggiungere un nuovo tassello all’intricata vicenda legata alla morte di Ventre, l’imprenditore 35enne vissuto per anni nel Vicentino, a Torri di Quartesolo, deceduto il 1 gennaio scorso dopo una violenta presa al collo da parte di un poliziotto uruguaiano.
«Luca era stato autorizzato ad entrare nell’ambasciata da una guardia», spiega Fabrizio, uno dei fratelli di Luca, che da mesi si batte per ottenere giustizia. «Una quindicina di giorni fa una delle guardie di sicurezza della struttura è stata interrogata dal Procuratore di Montevideo. Durante l’interrogatorio c’erano anche i nostri avvocati, che ci hanno riferito della sua testimonianza». Una testimonianza che, come detto, fa luce su alcuni punti ancora oscuri della vicenda. 
«Dai video che abbiamo a disposizione si vede Luca scavalcare un muro, per poi essere preso per il collo in un video successivo. C’è un “buco” di sei minuti, durante i quali non sapevamo cos’era successo». La testimonianza della guardia, un cittadino uruguaiano, sembrerebbe chiarire cosa avvenne in quei minuti di “vuoto”. «Luca suonò diversi campanelli e, non ricevendo risposta, scavalcò il muro. Non si trattava però del muro dell’ambasciata, bensì di quello della casa dell’ambasciatore, che è situata esattamente di fianco. La guardia dell’ambasciata l’ha visto e, tramite una finestra posizionata nel muro che divide l’ambasciata dall’abitazione, ha chiesto a Luca chi fosse e cosa volesse».
Ventre, dopo essersi presentato, avrebbe dunque riferito alla guardia di dover parlare urgentemente con il console. Sempre secondo la testimonianza, la guardia avrebbe dunque aperto un portone che divide la casa del diplomatico dall’ambasciata vera e propria, facendo così entrare nel cortile il 35enne italiano. 
«La guardia ha affermato che Luca era preoccupato ma tranquillo, per questo ha deciso di farlo entrare. In caso contrario non avrebbe mai aperto il portone che divide i due edifici. Gli ha spiegato che gli uffici consolari erano chiusi e che non c’era nessuno con cui poteva parlare». L’arrivo del poliziotto, come si vede nel video del violento arresto, ha poi fatto precipitare la situazione. «Grazie alla testimonianza della guardia, è ora chiaro che l’arresto eseguito è completamente illegale, perché Luca era stato autorizzato a mettere piede dentro l’ambasciata. Questo rende ancora più grave quello che è accaduto» aggiunge il fratello.
Fabrizio Ventre non nasconde il suo disappunto per la lentezza con cui l’informazione è arrivata ai suoi legali. «Sospettiamo che qualcuno voglia che il caso vada in prescrizione - afferma -. Non è normale che la guardia sia stata ascoltata solo adesso, a distanza di dieci mesi dalla morte di mio fratello. Dopotutto, nessuno vuole un morto in ambasciata». 
La battaglia legale comunque continua. «Domani (oggi per chi legge ndr) il nostro avvocato andrà a Roma per parlare con il Procuratore, che ha chiesto di poter incontrare il nostro legale. Speriamo a questo punto che le indagini si chiudano presto e che possa iniziare il processo».

 

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