Vicenza

Referendum sul fine vita. La volata del Vicentino: superate le 12 mila firme

Sono in aumento i vicentini che in questi mesi si sono recati a firmare per il referendum sull’eutanasia legale
Sono in aumento i vicentini che in questi mesi si sono recati a firmare per il referendum sull’eutanasia legale
Sono in aumento i vicentini che in questi mesi si sono recati a firmare per il referendum sull’eutanasia legale
Sono in aumento i vicentini che in questi mesi si sono recati a firmare per il referendum sull’eutanasia legale

La premessa può suonare spiazzante: «No, non vogliamo essere etichettati solo come quelli dell’eutanasia». Può suonare spiazzante perché arriva da chi, l’associazione Luca Coscioni, sta raccogliendo le firme proprio perché si arrivi a legalizzare l’eutanasia. Ma quella che appare una contraddizione, spiegano Diego Silvestri e Fulvia Tomatis, presidente e segretaria della sezione di Vicenza e Padova dell’associazione, non lo è: «Vogliamo che i malati terminali abbiano un ventaglio di possibilità, che abbiano a disposizione prima di tutto strutture adeguate di sostegno, in hospice e a casa».

E di questo parleranno durante un convegno organizzato insieme a Vinova, con il consigliere comunale Ennio Tosetto in prima fila, previsto per oggi pomeriggio al teatro San Marco. «Dopo che il malato ha ricevuto tutte le cure possibili, tutta l’assistenza possibile, se vuole mettere fine alla propria vita deve avere la possibilità di poterlo fare».

Ed ecco perché l’associazione sta portando avanti la raccolta firme per il referendum. Con il Vicentino che si piazza primo in Veneto per quantità di firme raccolte: 4.160 quelle nel capoluogo, 12.185 quelle in tutta la provincia. Tante. E non è compreso il numero degli “autografi” sottoscritti nei municipi, né online.

La campagna sta andando bene un po’ ovunque, a livello nazionale si sono superate le 800 mila firme (il numero minimo per poter proseguire con l’iter referendario e organizzare effettivamente le operazioni di voto è 500 mila). E per dare un’idea di come negli anni le cose siano cambiate la presidente nazionale dell’associazione Mina Welby, anche lei ieri a Vicenza per presentare l’incontro in cui sarà ospite, ricorda l’esperienza del 2013 «quando in sei mesi abbiamo raggiunto a fatica 67mila firme». Ecco, oggi le cifre sono molto più alte. Un dato, questo, che sembra in contraddizione con un altro: quello che riguarda i testamenti biologici. «Il primo anno ne sono stati raccolti 460, il secondo anno solo 67». Perché? «Organizziamo delle serate informative sull’argomento ma siamo lasciati da soli: abbiamo chiesto in tutti i modi la collaborazione del Comune di Vicenza - dice Silvestri - ma, a differenza di altre realtà come Montecchio o Altavilla, ci è stato detto di no».

Piccola postilla: testamento biologico, eutanasia e suicidio medicalmente assistito sono tre cose diverse. Accomunate da un concetto: la volontà di decidere quando porre fine alla propria vita. O per dirla con Mina Welby «rispettare la scelta del malato». Che sia difficile è lei stessa a dirlo, quando le viene chiesto se ha appoggiato fin da principio il marito nella sua scelta di morire. E no, non è stato semplice, né immediato. «Nel 2002 ho scoperto che mio marito aveva aperto un forum, il nome era eutanasia. Per me è stato un pugno allo stomaco, un peso sul cuore. Un giorno sono scoppiata in un pianto isterico, “tu mi vuoi lasciare” gli ripetevo tra le lacrime». «Io non ti lascerò mai, sarò sempre con te, ma questa non è più vita, comprendimi».

Suo marito era uno scrittore e un pittore, era affetto da distrofia muscolare, prima ha smesso di camminare, poi di parlare, poi a mancare è stato il respiro, era attaccato ad un ventilatore, la mente invece è sempre stata lucida. «Avrei voluto capire prima come si sentiva, avrei dovuto capirlo prima», le parole della moglie. Quando ha capito, l’ha lasciato andare. Lei invece ha proseguito la battaglia del marito, che è una battaglia assai delicata perché certi temi vanno maneggiati con cura.

Oppure non maneggiati per niente. Come ha fatto la politica. «C’è una proposta di legge alla Camera, c’è un intergruppo parlamentare. Io spero ancora che sia il parlamento a legiferare». E per dare una scossa si è dato il “la” a questa raccolta firme, che si chiude il 30 di questo mese. Il referendum dovrebbe tenersi la prossima primavera. E non è detto che vada in porto perché per passare va raggiunto il quorum del 50 per cento più 1 degli aventi diritto al voto recatisi alle urne. «Si deve votare e pensare di essere quel “più 1”».

Intanto oggi, spiega Ennio Tosetto, ci sarà questo convengo sul fine vita, a partire dalle 18: ci saranno tra gli altri i genitori della Bellunese Samantha, che è in coma da otto mesi, e ci sarà il dottor Pietro Manno che è il responsabile Hospice dell’Ulss Berica. 

 

Roberta Labruna

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