Vicenza

Rapine in camera a luci rosse. «Sono dell'Isis, dammi i soldi»

In tribunale a Vicenza l’imputato è stato condannato a 4 anni
In tribunale a Vicenza l’imputato è stato condannato a 4 anni
In tribunale a Vicenza l’imputato è stato condannato a 4 anni
In tribunale a Vicenza l’imputato è stato condannato a 4 anni

Aveva contattato degli omosessuali proponendo loro incontri a luci rosse. Poi, quando erano in camera da letto, li aggrediva, li minacciava («sono dell’Isis, non ho paura di nessuno») e li rapinava. L’altra mattina, il giudice Lagrasta, al termine di un articolato dibattimento, accogliendo la richiesta della procura ha condannato a 4 anni e mezzo di reclusione e a 1.400 euro di multa il cittadino senegalese Diaw Mor, 42 anni, oggi residente a Milano. L’imputato, difeso dagli avv. Elena De Marchi e Gianluca Alifuoco, è stato ritenuto responsabile di due episodi di rapina aggravata oltre che di falso. 

I fatti ricostruiti dalla procura con il pubblico ministero Blattner, che aveva coordinato l’indagine condotta dalle volanti della questura e dai carabinieri della stazione, risalivano alla fine dell’estate di cinque anni fa ed erano avvenuti in città. Nel giro di poche ore, il 17 settembre, Mor aveva incontrato due vicentini: uno di 56 anni, l’altro di 49 (di cui non citiamo le generalità per la privacy legata alla sfera sessuale). Li aveva contattati in precedenza, proponendosi come omosessuale in cerca di avventure occasionali, e i due avevano accettato la sua proposta. 

Il primo lo aveva visto in un albergo: quando erano stati in camera e il vicentino aveva iniziato a spogliarsi, però, l’africano lo aveva aggredito con violenza. Gli aveva stretto le mani al collo e gli aveva urlato: «Ti ammazzo, dammi 150 euro, io sono dell’Isis, non ho paura di nessuno, ti ammazzo». La vittima, pur terrorizzata, era riuscita a divincolarsi e a reagire; ne era nata una colluttazione, con l’africano che aveva ripetutamente colpito il vicentino con schiaffi e pugni, riuscendo così a portargli via i 60 euro che l’altro aveva con sé. E poi era scappato. 

Poche ore dopo il bis, questa volta a casa della vittima, un secondo vicentino. Anche in questo caso l’imputato aveva minacciato il malcapitato, brandendo una bottiglia, e dicendo di avere con sé anche un coltello per fargli paura. Lo aveva preso per il collo, sibilandogli: «Ti ammazzo di botte». Il vicentino pur di mandarlo via gli aveva detto che i soldi erano in un’altra stanza, dove era stato trascinato; Mor si era allontanato con 50 euro. 

Le vittime (che in aula non si sono costituite parti civili) avevano sporto denuncia e le tracce trovate in casa dalla scientifica avevano consentito di risalire al senegalese, che in questura aveva dato false generalità, mostrando il documento di un altro, ma era stato riconosciuto dalle foto. A quel punto era stato denunciato.

In aula, dove sono sfilati diversi testimoni per chiarire i movimentati episodi nel dettaglio, l’imputato si è difeso, professando la sua innocenza. Ma per il tribunale le prove raccolte a suo carico sono tali da meritare la pesante condanna. 

Diego Neri

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