Il primo giorno

Quirinale, il diario dei vicentini. «Una corsa a ostacoli, le trattative sono aperte»

Il selfie: Possamai (Pd) e Zanettin (FI) in Transatlantico
Il selfie: Possamai (Pd) e Zanettin (FI) in Transatlantico
Il selfie: Possamai (Pd) e Zanettin (FI) in Transatlantico
Il selfie: Possamai (Pd) e Zanettin (FI) in Transatlantico

«La maratona sarà lunga e i giochi sono aperti», è la prima cosa che la deputata di Fratelli d’Italia Maria Cristina Caretta dice rispondendo al telefono quando mancano due ore alle 15, all’avvio della prima votazione per eleggere il tredicesimo presidente della Repubblica. Ecco, in questo momento, con le difficoltà economiche e sanitarie che affliggono il Paese, la prospettiva di far scivolare via le giornate tra schede bianche e mancate intese forse non consegna un bel messaggio ai cittadini. Ma Caretta offre un’altra prospettiva, che corrisponde alla linea del suo partito, che a differenza di tutti gli altri ha deciso di occupare in solitaria gli scranni dell’opposizione: «È vero, le persone hanno molti problemi, tutti causati dalle scelte fallimentari di questo governo. Credo siano molto più infastidite e concentrare su questo che sulla tempistica dell’elezione del presidente della Repubblica. L’elezione avviene ogni sette anni e questa è la prassi. Anche se noi speriamo sia l’ultima volta: siamo per l’elezione diretta, pensiamo sia giusto che la più alta carica dello Stato venga eletta dai cittadini», dice Caretta, mentre di sottofondo si sente un frastuono micidiale. «Sa, abbiamo appena finito un incontro di gruppo». Novità? «Stamattina Giorgia Meloni ha avanzato la candidatura di Carlo Nordio, persona degnissima, grande nome».
Ex magistrato, per anni procuratore a Venezia, è stato richiamato in “servizio” da poco dal vicentino Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia, come consulente della commissione che presiede, quella per far luce sulla strana morte dell’ex capo della comunicazione di Monte dei Paschi David Rossi. «Si vede che la commissione porta bene», è la battuta che circola nei corridoi della Camera. Dove tra gli stucchi mozzafiato del Transatlantico si aggirano anche i grandi elettori vicentini. Roberto Ciambetti e Giacomo Possamai, presidente leghista del consiglio regionale il primo e capogruppo del Pd il secondo, scelti per rappresentare il Veneto in questa elezione che è un pezzo di storia, e poi tutti e nove i parlamentari. Anzi, otto. Dal computo va esclusa l’ex grillina Sara Cunial, no vax che non volendo presentare neanche il green pass da tampone rimane fuori. Nessuno ci perderà il sonno. Tranne Cunial, ovviamente. Tutti gli altri sono presentissimi. Quelli più di lungo corso sono la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini e Zanettin, gli altri - compressi i leghisti Erika Stefani, Silvia Covolo, Germano Rachella, Erik Pretto e la Cinque stelle Barbara Guidolin - sono alla prima legislatura.
L’atmosfera è quella della “decantazione”, perché tutti sanno che in questa giornata non succederà niente. Scheda bianca per quasi tutti, tranne che per Azione e Più Europa. Infatti il governatore del Veneto Luca Zaia, cui i cronisti cercano di strappare il classico pronostico, risponde così: «Il presidente oggi rischia di chiamarsi scheda bianca». E in questo caso Zaia è facile profeta. Se qualcuno coltivava la speranza che i partiti, dopo aver avuto un anno di tempo al governo insieme per preparare il canovaccio di questa storia, replicassero cioè che avvenne per Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga, eletti alla prima chiama, dovrà metterla da parte e attendere. Ma è anche vero che in politica non sempre fare presto vuol dire fare bene.
A sera però il clima cambia e si fa strada la sensazione che la maratona di cui parlava Caretta possa evolvere in una corsa a ritmo un po’ più spedito. Certo, rimane una corsa ad ostacoli, ma gli incontri susseguiti ieri, prima tra Matteo Salvini e Mario Draghi, poi tra il leader della Lega, Enrico Letta e Giuseppe Conte, fanno respirare un’aria un po’ diversa. «Si è aperta una trattativa tra i partiti e questo – dice Sbrollini – è un buon segnale. Anche perché in questo momento particolare per il Paese non credo che le persone ci perdonerebbero di andare alle calende greche. Secondo me mercoledì si capirà qualcosa di più. Quali nomi circolano qui? Alle 19 di questo 24 gennaio i più forti sembrano Casini, Casellati, Pera e Draghi». Un fiore con ancora molti petali. Troppi. 

Roberta Labruna