Il caso

Protesta per Sky
la notizia
era vera

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Un anno fa la bufera per la protesta di un gruppo di richiedenti asilo che voleva l’abbonamento a Sky
Un anno fa la bufera per la protesta di un gruppo di richiedenti asilo che voleva l’abbonamento a Sky
Un anno fa la bufera per la protesta di un gruppo di richiedenti asilo che voleva l’abbonamento a Sky
Un anno fa la bufera per la protesta di un gruppo di richiedenti asilo che voleva l’abbonamento a Sky

«I richiedenti asilo vogliono avere Sky: scatta la protesta». Titolava così Il Giornale di Vicenza in edicola il 9 agosto 2018 un servizio firmato dal collega Valentino Gonzato che rendeva conto di una manifestazione improvvisata da un gruppo di migranti ospitati nel centro culturale San Paolo di via Carducci. Al centro dell’episodio vi erano le richieste di poter disporre di abbonamenti a piattaforme digitali come Sky, aria condizionata, menù più vari e documenti anagrafici per poter lavorare. Quella notizia era presto diventata virale nei canali web e aveva suscitato reazioni di segno opposto. Ai commenti indignati di molti aveva fatto eco l’incredulità di altri. C’è chi aveva cercato di smentire la notizia telefonando in questura e prefettura, innescando così una catena di attacchi, insulti e in qualche caso di minacce ai giornalisti de Il Giornale di Vicenza e in particolare all’indirizzo del collega Gonzato. Il “caso Sky” aveva rapidamente conquistato la platea nazionale, complice la concomitante tensione politica sulla linea intransigente del governo verso gli sbarchi che proprio in quei giorni era salita al massimo grado per il divieto di attraccare imposto alla nave Diciotti. Nonostante sulle pagine di questo giornale fossero stati riportati anche nei giorni successivi ulteriori dettagli a conferma della notizia pubblicata, comprese alcune dichiarazioni del procuratore della Repubblica Antonino Cappelleri, per molti quella era e rimaneva una fake news, oltre che un esempio di cattivo giornalismo, al punto che vennero prodotti esposti e segnalazioni all’Ordine dei giornalisti del Veneto per sollecitare l’intervento del Consiglio di disciplina territoriale al fine di ravvisare eventuali responsabilità e quindi sanzionare l’autore del servizio. È di questi giorni, a distanza di quasi un anno, la comunicazione della decisione assunta dal consiglio di disciplina composto da Silvio Testa (presidente), Enzo Bon (segretario relatore) e Caterina Colucci (consigliere), che ha deliberato di «archiviare il procedimento nei confronti di Valentino Gonzato in quanto sono emersi elementi idonei a far ritenere non sussistente una sua responsabilità disciplinare». In particolare viene citata una nota dell’allora questore di Vicenza Giuseppe Petronzi, che scrive: «Risulta che gli ospiti della struttura abbiano intrapreso uno stato di agitazione in relazione alla qualità dei servizi offerti dalla cooperativa da venerdì 3 agosto 2018, in relazione al quale, nella medesima giornata, è intervenuto sul posto personale dipendente. In seguito, lunedì 6 agosto, un gruppo dei medesimi ospiti si presentava presso questa questura per esprimere le loro richieste. Della vicenda, nel suo complesso, è stata informata la competente autorità giudiziaria. In ogni caso, consta che, fra le rivendicazioni, vi fosse anche l’accesso a piattaforme televisive (Sky)». Inoltre, nel provvedimento viene riportata anche una dichiarazione del colonnello Alberto Santini, comandante provinciale dei carabinieri di Vicenza: «Al termine di una riunione tecnica di coordinamento (ritengo fosse quella del 7 agosto 2018) ho sentito da parte di uno dei partecipanti affermare come tra le proteste dei richiedenti asilo, ospitati al centro culturale San Paolo, vi fosse quella di potere disporre dell’abbonamento a Sky». Il Consiglio di disciplina ritiene quindi che «l’articolo in questione, alla luce delle testimonianze prodotte, sia l’effettiva cronaca dei fatti accaduti, aventi una indubbia notiziabilità in ragione della particolare e inusuale richiesta fatta dai migranti alla questura e che pertanto la notizia sia confermata» e ancora che «l’articolo non contenga notizie non vere, che le stesse notizie siano state verificate, anche da fonti che il giornalista, per ovvi motivi, non rivela, che non si ravvisano quindi elementi che possono far ritenere l’articolo segnalato un elemento di diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a migranti o richiedenti asilo». La notizia era vera. Come accade ogni giorno per ogni notizia, il compito dei giornalisti è quello di raccogliere informazioni e di verificarle, proprio come era accaduto anche in quella circostanza. È questo metodo di lavoro che distingue un giornale da blog o profili sui social media. E gli strumenti di controllo previsti dalla legge, dai condici deontologici e dai regolamenti di autodisciplina della categoria sono un’ulteriore forma di garanzia per i lettori e per chi è protagonista di fatti di cronaca. Rimane, a distanza di quasi un anno, il danno incalcolabile provocato dalla campagna d’odio scatenata verso Il Giornale di Vicenza, i suoi giornalisti e il collega Gonzato, una campagna di attacchi ingiustificati che ha tentato di minare l’attendibilità e la credibilità di una testata che da oltre settant’anni racconta la vita di questa provincia con competenza e professionalità.