Vicenza

Prime piogge
E il tribunale fa
ancora acqua

L’ingresso del palazzo di giustizia a Borgo Berga. COLORFOTO
L’ingresso del palazzo di giustizia a Borgo Berga. COLORFOTO
L’ingresso del palazzo di giustizia a Borgo Berga. COLORFOTO
L’ingresso del palazzo di giustizia a Borgo Berga. COLORFOTO

È piovuto. Non è stata una tempesta tropicale, ma un semplice temporale di fine estate. Nulla di eccezionale, come conferma il report dei vigili del fuoco, che non hanno dovuto effettuare nemmeno un intervento a causa del maltempo. Eppure la precipitazione dell’altra notte è stata sufficiente per creare ancora una volta grandi pozzanghere nell’atrio, nei corridoi e in alcuni degli uffici del palazzo di giustizia a Borgo Berga. Con il risultato che qualche impiegato e alcuni dipendenti non hanno potuto utilizzare computer e fotocopiatrici per ore, per paura di rimanere fulminati.

LE INFILTRAZIONI. Non bastassero i tempi lunghi dei processi e la carenza conclamata di personale, ci si mette pure la pioggia a inceppare gli ingranaggi della macchina giudiziaria vicentina. Che a Borgo Berga ci siano infiltrazioni d’acqua non è certo una novità. Ma il personale giura che, come quelle di ieri mattina, non si erano mai viste dopo una normale perturbazione. Lo testimoniano le fotografie: sui pianerottoli delle scale al terzo e al quarto piano, che conducono ai corridoi degli uffici della sezione penale e della procura, c’erano pozzanghere impossibili da attraversare senza bagnarsi fino alle caviglie.

LA CREPA. Ad attirare maggiormente l’attenzione di chi in tribunale ci lavora è però la crepa che corre nel muro appena sopra la trave portante tra il quarto e l’ultimo piano. È da questa fessura che l’acqua filtra dall’esterno e gocciola poi sulle mattonelle del pavimento, come dimostrano le chiazze di umidità lungo la spaccatura. Il timore di molti è che, a lungo andare, l’umidità possa compromettere l’integrità del muro e provocare dei cedimenti.

I PC E LE STAMPANTI. Rimanere nel proprio ufficio per qualche impiegato o cancelliere non è però più sicuro che passare sotto quella crepa. Alcuni di loro, ieri mattina, hanno rinunciato ad accendere il proprio computer, fare delle fotocopie oppure stampare alcuni documenti perché l’acqua aveva bagnato spine e prese elettriche, e metterci mano poteva voler dire prendere la scossa. E così, prima di poter cominciare a lavorare, qualcuno si è armato di spazzoloni e di carta assorbente per asciugare come poteva tutte le piccole pozze d’acqua.

GLI INTERVENTI. I disagi confermano che i lavori effettuati per arginare il fenomeno non sono sufficienti. E al tribunale tornano a chiedere interventi risolutivi per impermeabilizzare come si deve un edificio che non dovrebbe avere questi problemi, soprattutto perché inaugurato solo quattro anni fa. Perché i cestini non bastano a contenere tutta l’acqua che entra.

Valentino Gonzato