Vicenza

Porta le pizze a domicilio: viene pestato e rapinato

Il rapinato lavorava come rider per un locale (foto d'archivio)
Il rapinato lavorava come rider per un locale (foto d'archivio)
Il rapinato lavorava come rider per un locale (foto d'archivio)
Il rapinato lavorava come rider per un locale (foto d'archivio)

Aveva portato le pizze a domicilio ed era stato aggredito, picchiato e rapinato. In seguito alla disavventura capitata ad un rider di origini asiatiche, la procura, con il pubblico ministero Carunchio, ha chiesto e ottenuto il processo per un giovane vicentino. Luca Basso, 22 anni, residente in città, è finito davanti al collegio presieduto da Lagrasta e dovrà tornare in aula fra qualche mese quando il dibattimento entrerà nel vivo con le prime testimonianze. L’imputato, assistito dall’avv. Leonardo Maran, contesta le accuse ed è pronto a far valere le sue ragioni; deve rispondere di rapina aggravata e di lesioni. La presunta vittima, il cittadino pakistano Vaqas Warraich Muhammad, 47 anni, della città, potrà costituirsi parte civile con l’avv. Fabio Fusco per sollecitare un risarcimento dei danni.

I fatti contestati dal magistrato sarebbero avvenuto in città la sera del 4 settembre 2018. In base a quanto ricostruito dalla procura, che aveva coordinato le indagini delle forze dell’ordine, Muhammad era dipendente del locale “Heaven burger” di viale Trento; Basso aveva chiamato più volte la pizzeria, chiedendo e ottenendo la consegna a domicilio di due pizze, che il pakistano avrebbe dovuto portare in via D’Azeglio. Quando era arrivato in zona, il rider aveva trovato ad attenderlo in strada tre giovani. Stava per consegnare loro le pizze calde e chiedere il pagamento, quando era bloccato improvvisamente alle spalle da uno dei tre; gli altri due, nel frattempo, gli si erano avventati contro sferrandogli una serie di pugni sul volto che lo avevano tramortito, anche perché la parte offesa era stata colta di sorpresa e non aveva avuto l’opportunità né il tempo di abbozzare una reazione.

Stando al capo di imputazione, Muhammad era rimasto tramortito dalle botte ed aveva perso conoscenza. Il terzetto ne aveva approfittato per portargli via quanto aveva nel borsello, fra i 160 e i 170 euro. Quindi erano scappati. Quando si era riavuto, l’asiatico era andato in ospedale per farsi visitare; era stato giudicato guaribile in una settimana per un trauma cranico non commotivo. Poi aveva sporto denuncia, facendo scattare le indagini. Gli inquirenti erano riusciti a risalire solamente a Basso, che sarebbe stato il giovane che aveva telefonato per l’ordinazione, mentre gli altri due complici non sono stati identificati. Basso era finito prima sotto inchiesta, ed ora a dibattimento. 

Il giovane si difende con decisione, professando la sua innocenza e spiegando di non avere nulla a che vedere con quell’episodio. Dovrà farlo adesso in aula. 

Diego Neri