Il progetto

«Più diplomi in materie tecniche e si azzera la disoccupazione»

«Le aziende vicentine non possono far fronte agli ordini non perché non hanno energie, ma paradossalmente perché non trovano personale». Un problema che non può essere considerato solo un'emergenza, ma va affrontato con un cambio di visione a lungo termine, partendo da una consapevolezza: «Se ci fossero più diplomati e laureati nelle materie Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics - discipline scientifico-tecnologiche e i relativi campi di studio) a Vicenza si potrebbe avere una disoccupazione giovanile pari a zero». Lo ha detto Lara Bisin, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega al capitale umano durante la presentazione, al Cnr a Roma, del progetto nazionale Vicenza Making Future.Secondo Bisin «per le figure Stem, il nostro mercato del lavoro ha un'offerta che supera di gran lunga la domanda tanto è vero che i diplomati degli Itis e degli Its hanno il posto assicurato ancor prima di completare il percorso di studi. Il punto è che sono troppo pochi, spesso perché ci sono dei preconcetti rispetto alle scuole tecniche e anche quello per cui le studentesse non siano adatte a questo tipo di formazione. Preconcetti che, grazie ad iniziative come Vicenza Making Future, vogliamo smascherare, mostrando cosa vuol dire avere a che fare con la scienza e la tecnologia». Che questo tempo richieda un cambio di visione lo hanno confermato tutti i relatori intervenuti al Cnr. Per la deputata Alessia Rotta, componente della commissione lavoro «questa transizione è necessaria, ma non potrà compiersi senza tutti gli attori a bordo». Secondo Mauro Mazzei, ingegnere del Cnr «oggi riusciamo a essere informati in tempi brevissimi, la strategia però non è più basata sulla ricerca individuale ma di gruppo. Bisogna osare, essere curiosi e non farsi intimorire dagli ostacoli». «Per noi - ha precisato Stefano Franchi, direttore generale Federmeccanica - è prioritario investire in progetti di orientamento alle professioni del futuro rivolti alle scuole che coinvolgano gli studenti, le loro famiglie e il corpo docente. Nel percorso di orientamento, che deve essere parte di quello didattico già dai primi anni di scuola, occorre far emergere le attitudini dei giovani, il loro metodo di apprendimento e far conoscere le caratteristiche del lavoro che cambia e le competenze richieste. Uno dei nostri obiettivi è quello di far acquisire consapevolezza del valore e dell'importanza delle materie Stem, per creare competenze in linea con i bisogni delle aziende. La digitalizzazione e l'innovazione tecnologica ci stanno aiutando a superare molti pregiudizi e stereotipi anche legati al genere». Ma il cambio di mentalità va anche in un'altra direzione: «Nel mio mondo ideale non ci sono più controparti, ma interlocutori: si lavora tutti per un unico obiettivo, concentrandosi su ciò che unisce e non su ciò che divide, per guidare un cambiamento, non seguirlo». «Come Pleiadi - ha concluso il presidente Lucio Biondaro - siamo chiamati, in quanto divulgatori scientifici, ad essere un ponte tra istituzioni, imprese e comunità educante per creare un filo continuo e diretto tra esigenze, opportunità e continui cambiamenti che avvengono nella società». 

Marialuisa Duso