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08.09.2016

Pfas, il governo
fissa i limiti:
è scontro

Il depuratore di Trissino, paese in cui ha sede la Miteni, ritenuta la prima fonte di produzione di Pfas
Il depuratore di Trissino, paese in cui ha sede la Miteni, ritenuta la prima fonte di produzione di Pfas

Arrivano i limiti di legge, restano le polemiche. Una novità assoluta sul fronte normativo, e un dèja vu su quello del dibattito politico. Il caso Pfas torna al centro dell’agenda in virtù del decreto Galletti, che modifica il testo unico ambientale fissando i limiti soglia per le sostanze perfluoroalchiliche nelle acque di falda. Ma dall’opposizone si alza immediato un fuoco di sbarramento: il Movimento 5 Stelle contesta questi limiti, considerandoli un «regalo a chi inquina», poiché solo in parte riprendono le raccomandazioni dell’Istituto superiore di sanità.

IL CASO VICENTINO. Con l’approvazione del decreto, il governo va a colmare un vuoto normativo che, peraltro, è ancora riscontrabile nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, visto che gli effetti dei Pfas sulla salute sono ancora in fase di studio. La nuova disciplina italiana è la conseguenza diretta del caso scoppiato nel Vicentino, dove tre anni fa è venuta alla luce la contaminazione delle acque sotterranee da sostanze perfluoroalchiliche che affondava radici in decenni di attività industriali: in particolare, nel mirino è finita l’azienda Miteni di Trissino, ritenuta la principale fonte di inquinamento da Pfas.

I LIMITI. La vicenda vicentina aveva portato l’Istituto superiore di sanità, nel 2014, a raccomandare «adeguate misure di prevenzione della contaminazione delle acque di origine» oltre che ad «implementare tecniche di assorbimento o filtrazione» per rimuovere i Pfas dalla «filiera di produzione e distribuzione delle acque destinate a consumo umano». E aveva indicato i cosiddetti «livelli di performance» per le acque potabili: 30 nanogrammi per litro per il Pfos, 500 nanogrammi per litro per il Pfoa, e 500 per gli altri Pfas. Solo i primi due sono i composti a catena lunga - 8 atomi - considerati i più inquinanti, ma da qualche anno non più prodotti da Miteni, che ha virato su produzione di Pfas a catena corta. Ora il decreto che fissa i limiti di soglia riprende esattamente le raccomandazioni dell’Iss per quanto riguarda i Pfas a catena lunga, ovvero Pfoa e Pfos, stabilendo un tetto, rispettivamente, di 500 e 30 nanogrammi per litro. Per quanto riguarda invece il Pfba (uno degli altri Pfas a catena corta), il limite fissato dal decreto è di 3 mila nanogrammi per litro, sei volte sopra la raccomandazione.

LO SCONTRO. Tanto basta per scatenare l’ira dei 5 Stelle. «Credevamo che i tempi in cui si alzavano i limiti per rendere legale l’illegalità fossero finiti, invece ancora oggi nel 2016 questa brutta pratica è all’ordine del giorno - affermano in una nota il senatore Enrico Cappelletti, la deputata Francesca Businarolo, i consiglieri regionali Jacopo Berti e Manuel Brusco e la consigliera di Montecchio Maggiore Sonia Perenzoni -. Il ministero dell’Ambiente fissa i limiti per le acque sotterranee e chiamarli limiti è un ossimoro. È l’ennesimo regalo del governo alle lobby, è la vittoria delle lobby contro l’ambiente». E rispetto ai diversi limiti fissati per i composti a 8 e 4 atomi aggiungono: «Il Ministero ed il Governo del Veneto si sono inginocchiati alla multinazionale che controlla la Miteni».

A distanza, replica Luigi Creazzo, responsabile ambiente del Pd provinciale: «Per la prima volta il governo fissa limiti di soglia, secondo un principio di precauzione. Va ricordato però che si tratta di sostanze i cui reali effetti sono ancora allo studio, perciò trovo irresponsabile ogni allarmismo, oltre che pretestuoso fare polemica a tutti i costi. Detto questo, nel documento del Pd provinciale si sottolinea come, finché si produrranno componenti che non si possono degradare, e non parliamo solo di Pfas, ci troveremo sempre ad inseguire e rattoppare: serve una svolta culturale ed economica di ampio respiro».

Marco Scorzato
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