Vicenza

Patto contro l'omotransfobia. Il Comune conferma l'adesione

Vicenza da oltre 8 anni è “Capitale transgender” e non lo sapeva. O, per lo meno, non se ne è mai accorta. Il riferimento è alla polemica nata a Verona in vista del ballottaggio per le Comunali. L’adesione alla rete “Ready” ha infuocato la discussione politica. Si tratta della Rete italiana delle Regioni, Province autonome ed enti locali «impegnati per prevenire, contrastare e superare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, anche con gli altri fattori di discriminazione – sesso, disabilità, origine etnica, orientamento religioso, età – riconosciuti dalla Costituzione».

Bene, il candidato veronese di centrosinistra, Damiano Tommasi, ha proposto di “iscrivere” la città scaligera, provocando la veemente reazione del suo contender di centrodestra, il sindaco uscente Federico Sboarina che lo ha accusato di voler far diventare Verona “capitale transgender”. Su questo filone anche l’intervento del vescovo mons. Zenti che ha indicato ai fedeli di non votare per chi promuove forme gender. Apriti cielo. Eppure Vicenza, che certo non è guidata da un’amministrazione di centrosinistra, resta dentro la Rete.

L’adesione è eredità della giunta guidata da Achille Variati ma non c’è prospettiva di discontinuità anche se la posizione del Comune, come spiegato dall’assessore alle pari opportunità Valeria Porelli, è laterale: «La città è iscritta da tempo ma devo dire che noi abbiamo sempre manifestato e sensibilizzato sul rispetto dei diritti di tutti non necessariamente sulla base di questa adesione. Non sempre abbiamo aderito alle attività proposte da Ready. Quello che abbiamo sempre fatto è stato manifestare la nostra vicinanza alle fasce più deboli della popolazione e a quelle discriminate, in questo caso a causa dell’orientamento sessuale. Abbiamo organizzato molte attività a tutela delle fasce deboli e discriminate. Siamo iscritti formalmente e devo dire che in questi mesi non ci sono state fatte particolari proposte, anche se noi abbiamo manifestato in ogni dove il nostro sentimento a tutela dei più deboli». Porelli prosegue: «Al di là di ogni adesione formale, noi ci siamo comunque distinti come amministrazione dalla bandiera arcobaleno, da convegni promossi. Abbiamo sempre proclamato l’eliminazione di ogni forma di discriminazione. L’essere iscritti non è conditio sine qua non per manifestare il rispetto nei confronti delle categorie discriminate per l’orientamento sessuale o per qualsiasi altra ragione. Personalmente non c’è orientamento politico che tenga. Le fasce discriminate devono essere comunque tutelate con le modalità che ogni amministrazione ritiene. Qui non è questione di orientamento politico ma di senso civico che prevale sempre o, almeno, dovrebbe farlo». 

Karl Zilliken