I prezzi

Pane e pasta alle stelle, aumenti fino al 40%. «E i consumi calano»

Pane e pasta a peso d’oro. Basti pensare che, per quest’ultima in particolare, si può arrivare a spendere fino al 38% in più. Tradotto, se per un chilo di penne o fusilli a settembre bastava 1,10 euro, ora il cartellino è salito fino a 1,40. E non andrà meglio: se infatti la maggior parte dei panificatori e dei pastai è riuscita fino al 31 dicembre a tenere bloccati i prezzi, con il nuovo anno il cartellino di rosette ma anche rigatoni potrebbe essere ritoccato al rialzo. L’allarme arriva da Ruggero Garlani, presidente della categoria panificatori di Confartigianato Vicenza, che conta 240 imprese artigiane e 1.203 addetti. «Fino al 31 dicembre il contratto con il consorzio Caem (il gruppo d’acquisto di energia e gas) ci ha consentito di assorbire gli aumenti, ma da gennaio molti produttori saranno costretti a rivedere le tariffe», avverte Garlani.  Uno scenario tratteggiato a livello nazionale anche da chi, come Vincenzo Divella dell’omonimo pastificio, prevede un ulteriore balzo del pacco di pasta fino ad 1,52 euro al chilo, di qui a un paio di settimane.

La colpa? In primis è da imputare alla lievitazione smisurata del prezzo del grano, che nel giro di pochi mesi è volato del 70%. Una condizione che, come sottolinea anche il presidente di Coldiretti Vicenza Martino Cerantola, «non si verificava da anni». Il mercato del grano si è infatti “sbloccato” sull’onda della crescita dei costi dell’energia, che stanno mettendo in crisi il comparto cerealicolo e delle farine, con il rischio che dopo la pasta si registri una fiammata anche per il pane. A costare di più sono infatti tutti i tasselli che compongono la filiera della panificazione: il gasolio necessario alla lavorazione dei terreni, raddoppiato, i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti, perfino triplicati. Lo ribadisce Coldiretti, con Cerantola che rileva una sofferenza per tutte le aziende agricole e addirittura «difficoltà serie per alcune a far quadrare i bilanci». «L’aumento dei prezzi al cliente finale, dunque al supermercato, è molto pericoloso in questo momento in cui siamo ancora alle prese con la pandemia perché può generare paura e provocare una contrazione dei consumi – osserva ancora Cerantola – ma non dimentichiamo che a soffrire sono ancor di più le aziende». Ne sa qualcosa chi, come Garlani, nella sua attività di panificazione – dal pane ai dolci – ha bisogno di ingenti quantità di materie prime: il burro, per esempio, «cresciuto vertiginosamente, anche del 200% e divenuto quasi introvabile», riferisce Garlani. Idem per l’olio d’oliva, che più lentamente del burro ma ugualmente senza sosta sta aumentando. E che dire degli imballaggi? Si prendano, viste le recenti festività natalizie, i pirottini di carta dei panettoni: «Non se ne trovavano – assicura il presidente dei panificatori di Confartigianato - ho avuto produttori che mi chiamavano disperati, anche dalla Lombardia, per chiedermi se ne avevo». Un’impennata dei prezzi che si farà sentire ancor di più nelle prossime settimane e un po’ su tutti i generi alimentari, se è vero come segnala Cerantola che nella morsa dei rincari dell’energia ci sono anche i produttori di latte e carne.

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L’effetto più direttamente collegato è che, come annota l’Istat, gli italiani hanno già iniziato a stringere i cordoni della borsa per quanto riguarda il carrello della spesa: a novembre le vendite di alimenti sono calate dello 0,9 per cento in termini di valore e dell’1,2 per cento in termini di volume. A questo si aggiunge un’altra, scottante, problematica: l’emorragia di lavoratori contagiati dal Covid o costretti all’isolamento perché a contatto con positivi. Un fenomeno che dilaga anche nella panificazione e che potrebbe compromettere ordinativi e consegne: «Al momento da noi mancano cinque persone, su 22 dipendenti, tre sono positivi e altri due a casa con i figli in quarantena, ma sono tante le aziende alle prese con questa situazione», conclude Garlani.  Che rilancia l’appello a giovani e meno giovani in cerca di occupazione: «Abbiamo bisogno di manodopera, il nostro è un settore in cui di lavoratori ci sarà sempre bisogno». 

Giulia Armeni