Ulss 8

Omicron, il Sisp: «Tracciare tutti? Impossibile. Puntiamo sui più vulnerabili»

Maria Teresa Padovan dirige il Servizio igiene sanità pubblica dell’Ulss 8 Berica
Maria Teresa Padovan dirige il Servizio igiene sanità pubblica dell’Ulss 8 Berica
Maria Teresa Padovan dirige il Servizio igiene sanità pubblica dell’Ulss 8 Berica
Maria Teresa Padovan dirige il Servizio igiene sanità pubblica dell’Ulss 8 Berica

Omicron avanza inarrestabile. E Delta tiene saldamente il campo. L’epidemia tocca ogni giorno un nuovo tetto. Ieri, nell’Ulss Berica, la quotidiana operazione-tamponi ha fatto scoprire 2 mila 574 nuovi casi, un numero che rappresenta il record di contagi dall’inizio di questa quarta ondata, e il trend corre verso la vertiginosa quota delle 3 mila infezioni ogni 24 ore. Quasi un vicentino su 10 è positivo. Le nuove diagnosi nell’ultima settimana sono state 12 mila 276. Una montagna. E il contact tracing diventa impresa, tecnicamente e umanamente, ingestibile, anzi impossibile.  «Il tracciamento è saltato» spiega Maria Teresa Padovan, la direttrice del Sisp (Servizio igiene sanità pubblica) dell’Ulss 8. In una fase in cui la curva dell’infezione sale senza soste, e la macchina della sanità pubblica deve rivedere la propria azione per non rischiare un disastroso default, occorre scegliere, selezionare, rivedere la proprie strategie operative. 

E l’Ulss Berica lo ha fatto. «Ora - dice Padovan - noi per elaborare le mappe dei contatti puntiamo molto sugli ambienti dei fragili, sulle comunità più vulnerabili. E, poi, visto che per ogni caso positivo si apre una scheda, cerchiamo almeno di chiudere le singole indagini epidemiologiche». Del resto anche a Venezia, in Regione, con i ceppi virali di oggi altamente diffusivi, un esercito di positivi sempre più extra-large, e uno scenario pandemico in bilico che vede spostarsi continuamente in avanti il picco, ammettono come sia ormai impensabile mantenere il tracciamento. Lo hanno detto il presidente Zaia e l’assessore alla sanità Lanzarin. In tutto il Veneto è così, si procede in qualche modo, a fatica, fra grosse difficoltà, e anche Vicenza deve arrendersi a una realtà che sta diventando drammatica. 

«Sarebbe opportuno – spiega la responsabile del Sisp, anche lei sempre in trincea e sul pezzo da due anni nella lotta al Covid - aggiornare la definizione di caso positivo. Fare come si è deciso in Spagna. Altrimenti è la paralisi. I tracciamenti dovrebbero riguardare solo i positivi sintomatici. Oggi il meccanismo è tiratissimo, e, pur facendo il massimo, si riesce a garantire solo loro. Già adesso i contatti stretti asintomatici andrebbero in auto-sorveglianza senza tampone finale. Bisognerebbe tenere sotto controllo il positivo conclamato, e lasciare liberi gli altri, con le dovute cautele, assieme ai loro contatti. Del resto la situazione cambia costantemente e, con questa marea di contagi, anche i criteri dovrebbero essere adeguati alle esigenze per superare le criticità. La sostenibilità del sistema dipende da questo salto di qualità. È utopistico - conclude Padovan - pensare di fare i tracciamenti per tutti e mettere in quarantena migliaia di persone, con i problemi di socialità correlati». 

Non va, invece, male, nell’Ulss 8 sul fronte dei tamponi. Qui, da quando le regole sono state mutate, le cose si sono calmierate, e l’organizzazione regge. L’accesso non è più a discrezione di ognuno. Il tampone ora, nelle strutture pubbliche, viene consentito solo a chi arriva con la prescrizione ufficiale del medico o l’indicazione del Sisp, e non più a chi lo utilizzava come lasciapassare per andare a cena. Oggi l’impatto più pesante è a carico delle farmacie. E l’Ulss respira. Fra l’altro l’Azienda Berica ha introdotto un antigenico di quarta generazione che viene refertato direttamente dal laboratorio dell’ospedale, in quanto il molecolare si esegue solo in situazioni rarissime. Per il momento si riesce, quindi, a restare nei tempi. 

Anzi, addirittura, nelle scuole, con le cifre relativamente ancora basse dei primi contagi a tre giorni dalla riapertura delle aule, i test, per le classi in cui scatta l’allarme dopo la segnalazione di un positivo, vengono fatti nel giro di 24 ore. Ma il futuro prossimo, con questi ritmi dei contagi, si preannuncia problematico.

Anche nelle scuole, fra qualche giorno, potrebbe diventare molto difficile per gli operatori del Sisp, pur sempre pronti e professionali, rispettare i tempi stabiliti dai protocolli ministeriali per fare i tamponi indispensabili e poi autorizzare o meno i ragazzi al rientro in aula, con disagi generalizzati per tutti, studenti, insegnanti, genitori. Si vive, dunque, istante per istante. Domani è sempre un altro giorno.

 

Franco Pepe