Il fenomeno nel Vicentino

Obbligo di green pass al lavoro: certificati di malattia saliti del 17%

E' possibile che qualche lavoratore chieda permessi durante la settimana per ridurre i tamponi da fare (Foto Archivio)
E' possibile che qualche lavoratore chieda permessi durante la settimana per ridurre i tamponi da fare (Foto Archivio)
E' possibile che qualche lavoratore chieda permessi durante la settimana per ridurre i tamponi da fare (Foto Archivio)
E' possibile che qualche lavoratore chieda permessi durante la settimana per ridurre i tamponi da fare (Foto Archivio)

Quasi 100 certificati di malattia in più in una settimana. Il 15 ottobre, un aumento del 17% di richieste di “giustificazione” per l’assenza dal lavoro rispetto al venerdì precedente. Nel solo comprensorio di Vicenza, 501 domande il 15 ottobre, 409 l’8, quando il pass verde non era necessario per tutti i lavoratori, pubblici e privati.

Nel venerdì di entrata in vigore dell’obbligo di green pass gli uffici dell’Inps di Vicenza hanno registrato quella che il direttore, Dario Buonomo, definisce «una fiammata». Se quest’impennata di certificazioni sanitarie per malattia da presentare al datore di lavoro sia direttamente legate alla mancanza di quella di non contagiosità da Covid da esibire tramite qr code, è presto per dirlo: «Bisogna fare una valutazione su un periodo più ampio – sottolinea il direttore dell’Inps – per ora ci limitiamo ad osservare i numeri». E i numeri raccontano di un “boom” generalizzato e diffuso a livello nazionale (con un balzo del 23% in più di assenze rispetto a venerdì 8 ottobre).

Sarà una casualità, sarà per l’abbassamento delle temperature e dunque per il ripresentarsi dei cosiddetti “malanni stagionali”, ma tant’è: se in tutta Italia, alle 12 del 15 ottobre, erano stati emessi 47.393 certificati di malattia, nel Vicentino se ne sono contati 1.138. L’8 ottobre erano stati 976. L’1 ottobre – e dunque nelle due settimane antecedenti lo “scoglio” del green pass – erano però stati 1.064. Coincidenze o meno che siano, le cifre territoriali raccontano di una crescita delle assenze dal posto di lavoro per malattia.

Guardando al comprensorio di Vicenza, venerdì scorso gli uffici di corso San Felice e Fortunato hanno ricevuto 501 istanze da parte di dipendenti rimasti a casa. Sette giorni prima ne avevano contate 409, 15 giorni prima 486.
A Bassano, un andamento simile: il 15 ottobre sono stati disposti 225 certificati, l’8 ottobre 202 e l’1 ottobre 214. A Schio, il 15, 8 e 1 ottobre, rispettivamente 301, 272 e 260.  A Lonigo, nelle medesime date 111, 93 e 104.

«La media è del 17% tra venerdì 15 e venerdì 8, che scende però al 7% se rapportata al primo venerdì di ottobre», precisa il direttore Buonomo. Una tendenza che segue quella nazionale e, in parte, quella regionale, “falsata” però, spiega Buonomo, dal caso veronese: «Verona è l’unica provincia in controtendenza, dove venerdì scorso c’è stata una riduzione dei permessi per malattia, con un -29%».

In tutto il Veneto, nel giorno del battesimo del green pass obbligatorio per i lavoratori si sono segnalate 5.721 richieste all’Inps, mentre l’8 ottobre erano state 5.407 e il primo ottobre 5.787.
Da capire, ora, se si sia trattato di una “fiammata”, come ipotizzato da Buonomo o se questo schema si ripeterà.

Al lavoro, nel Vicentino, ci sono 8 medici fiscali, che operano su due turni. Difficile però che chi resta in malattia solo per un giorno venga controllato, tanto più che l’algoritmo che regola le visite (il sistema informatico Savio) decide le ispezioni incrociando lo storico degli utenti, la frequenza delle richieste ma, soprattutto, la lunghezza del periodo di malattia. O il non essere stati trovati in casa in occasione di precedenti sopralluoghi. Tra le modalità che potrebbero prendere piede ora - osserva Buonomo - c’è l’utilizzo di giornate di permesso in mezzo alla settimana per contenere il numero dei tamponi da effettuare. 

 

Giulia Armeni