Vicenza

Mancano addetti? È un robot il nuovo "assunto". Così serve il pranzo ai clienti

La pasticceria Millefoglie di strada Marosticana è il primo locale del Vicentino e tra i pochi in Italia ad avere un robot per servire ai tavoli. I proprietari: «Questa non è un’iniziativa che mette a rischio il lavoro umano»
I titolari Gabriele Muzzi e Sara Rigon con "BellaBot", la nuova “cameriera” della pasticceria Millefoglie (Foto ARMENI)
I titolari Gabriele Muzzi e Sara Rigon con "BellaBot", la nuova “cameriera” della pasticceria Millefoglie (Foto ARMENI)
Vicenza, il robot BellaBot (ARMENI)

Al posto delle gambe ha delle agili rotelle-cingoli. Invece delle braccia, quattro capienti ripiani, su cui carica -per poi servirli- cappuccini, spritz, panini. Per istruirla basta inserire la comanda sul touch screen e «se le accarezzi la testa miagola». Non a caso, è progettata per ricordare vagamente un gattino. 

Lei è Bella, “BellaBot”, nome in codice della nuova cameriera “assunta” alla pasticceria “Millefoglie” di strada Marosticana. Di nazionalità cinese come l’azienda che la produce, “BellaBot” è il primo robot-cameriere del Vicentino (e probabilmente del Veneto) e uno dei pochissimi esistenti attualmente nei locali italiani.

Le reazioni dei clienti

Un’apparizione che ha destato molta curiosità, sorpresa ma anche qualche perplessità tra i clienti del noto ristorante gestito da Gabriele Muzzi e dalla compagna Sara Rigon. «C’è chi è divertito dalla presenza del robot - affermano - e chi invece preferisce continuare ad essere servito dalle ragazze e dai ragazzi, è comprensibile, anche se ci teniamo a sottolineare che non si tratta di un’iniziativa che mette a rischio il lavoro umano». Al contrario: «Abbiamo diciotto dipendenti tra camerieri, cuochi, baristi e il robot ci consente di sgravare loro dei compiti più faticosi, ad esempio ritirare bicchieri e piatti e fare su e giù con le ordinazioni, vale a dire le mansioni tipiche del runner, una figura che oltretutto oggi è sempre più difficile reperire», spiegano Muzzi e Rigon. 

I proprietari: «Assumere? Costi diversi e non si trova nessuno»

Le assunzioni A chi fa notare che, al posto dell’automa, si sarebbe potuto assumere una persona in più, i proprietari rispondono serenamente: «I costi sono nettamente diversi ma, soprattutto, non si riesce a trovare nessuno che voglia fare questo mestiere, un tempo tanti studenti lavoravano alla sera e nel weekend, oggi manca la disponibilità».

Una caratteristica che invece “BellaBot” («stiamo pensando di darle un nome più adatto») garantisce 24 ore su 24. A patto di ricordarsi di ricaricarla ovviamente, visto che ha un’autonomia di circa 6-7 ore. In questo arco temporale, il robottino si trasforma praticamente nel sogno di tutti: poter contare su qualcuno che si faccia carico delle incombenze domestiche, delle faccende più noiose, dei lavori “di fatica”. Tanto più in un’attività commerciale dai ritmi frenetici, tra vassoi da trasportare, tavoli da sparecchiare, pietanze da servire.

Come funziona la cameriera robot

In tutte queste attività “BellaBot” si sta rivelando una collega fidata: «Innanzitutto è educatissima - sorridono Muzzi e Rigon - basta darle le giuste istruzioni e lei esegue, che si tratti di muoversi tra i tavolini all’interno, in veranda e anche all'esterno». Istruirla, del resto, è semplice. Sullo schermo ci sono già le diverse opzioni possibili (“cucina”, “veranda”, “bar”, “lavaggio”) con il numero dei tavoli. Se si vuole, per esempio, che venga consegnata una colazione ai clienti seduti alla postazione 33 non serve fare altro che digitare le informazioni sul monitor e in men che non si dica il tutto arriva a destinazione. 

La tecnologia come aiuto per lavorare meglio

«Naturalmente ha un’intelligenza artificiale che le fa riconoscere ed evitare gli ostacoli, c’è solo qualche difficoltà con i tavoli rotondi, perché spesso le sedie vengono spostate diversamente e questo può metterla in confusione», ammettono i titolari. Per il resto, se l’aiutante tecnologica continuerà a comportarsi come sta facendo da una settimana a questa parte, l’“assunzione” al termine del periodo di prova concesso dall’azienda produttrice Pudu sembra ormai cosa fatta. «Ne avevamo testato anche un altro, ma non permetteva di portare le bevande a causa delle vibrazioni, mentre con “BellaBot” questo problema non c’è», riferiscono i proprietari, che già anni fa erano stati precursori nelle ordinazioni fai-da-te mediante tablet.

«Non c’è da avere timore della tecnologia quando ci aiuta a lavorare meglio e il nostro scopo è solo questo - concludono - ma niente e nessuno, lo ribadiamo, potrà mai sostituire il lavoro preziosissimo del nostro staff». 

Giulia Armeni