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Lotta al Covid, infermieri vicentini in crisi: «Riduciamo le ferie per coprire i turni»

Foto Ansa
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Sospensioni e malattie, compreso il Covid che non fa sconti a nessuno. Infermieri decimati. Il mix sta diventando micidiale. La situazione insostenibile. È Andrea Gregori, segretario provinciale del Nursind, il sindacato autonomo degli infermieri e delle professioni sanitarie, da anni sigla largamente maggioritaria nel Vicentino, a denunciare le difficoltà della categoria. «Fra i reparti in sofferenza – dice – ci sono l’emodialisi e la medicina generale del San Bortolo, l’ostetricia dell’ospedale di Valdagno». Mai, in passato, i vuoti nei ranghi erano stati così estesi, e la prospettiva è solo quella che continuino a dilatarsi. Sono i numeri ad evidenziare un rischio di default che finora è stato evitato solo per merito di chi, nei vari ruoli, si sta sobbarcando un impegno che non finisce mai. 

«In questo momento – spiega Gregori - abbiamo un centinaio di sospesi fra infermieri e operatori socio-sanitari no-vax degli ospedali e delle strutture aziendali. Mancano 28 infermieri della graduatoria dell’Ulss che sono stati prestati alle case di riposo su indicazione regionale per garantire i servizi delle Rsa. Mettiamoci anche il fatto che sono in arrivo altre sospensioni sempre fra infermieri, operatori, tecnici, che potrebbero essere fra le 20 e le 40. Ci sono, solo per parlare degli infermieri, centinaia di posti scoperti, mentre, a fronte di queste assenze, forse entro novembre dovrebbe essere reclutata una ventina di infermieri neo-laureati che sono arrivati al diploma. Il saldo è ampiamente negativo». 

C’è da resistere almeno fino al 31 dicembre, termine fissato dal dl dell’1 aprile sull’obbligatorietà del vaccino per gli operatori sanitari come scadenza delle sanzioni per quanti oggi sono nelle liste di sospensione senza stipendio, anche se non si sa cosa si deciderà a Roma fra poco più di un mese per chi dovesse restare irremovibile nel proprio rifiuto ideologico in una stagione che promette di riservare un inverno pericoloso e difficile. Intanto il peso di queste assenze si fa sentire, e chi è chiamato a supplire ai turni di chi non c’è, visto che non ci sono state sostituzioni, è ormai al limite. «Ce la facciamo solo grazie ai sacrifici e alla riduzione dei piani-ferie da parte nostra. E, poi, bisogna riconoscere che l’Amministrazione ha allentato i cordoni della borsa per le prestazioni aggiuntive in modo che chi lavora di più viene almeno remunerato e ha fatto di tutto con i concorsi per far arrivare forze aggiuntive». 

La coperta si è fatta cortissima, gli organici piangono, fra l’altro in una fase in cui l’Ulss sta operando un ulteriore sforzo nell’organizzazione che la quarta ondata della pandemia richiede all’interno in reparti, centri vaccinali, ambulatori dei tamponi, laboratori. Emergono anche positività fra il personale. L’efficacia delle prime due dosi si è rarefatta, gli anticorpi hanno perso la potenza originaria, e fra gli infermieri, che hanno tutti completato il ciclo vaccinale ordinario fra la fine di gennaio e i primi di febbraio, che non hanno ancora fatto il richiamo-booster, e lavorano in ambienti a rischio, affiorano contagi. 

Quasi sempre sono forme asintomatiche ma quanto basta per dover rimanere a casa ed entrare in quarantena. «Si stanno aprendo nuovi reparti Covid – è l’allarme di Gregori - . La medicina a bassa intensità è stata destinata ai ricoveri dei malati pandemici, e l’assistenza in queste strutture deve essere potenziata, non si possono fare turni ordinari. Credo, come ha paventato l’assessore regionale Lanzarin, che molto presto saremo costretti a ridurre l’attività normale». Lo scenario è preoccupante. «Siamo allo stremo – ribadisce il segretario Nursind - . Dobbiamo garantire i tamponi per il green pass, il tracciamento nelle scuole, la terza dose. Paradossalmente, se si voleva punire i no-vax lasciandoli a casa, si è finito per penalizzare molto di più chi si è vaccinato ed è rimasto a lavorare».

Franco Pepe