Allarme siccità nel Vicentino

Ladri d'acqua scatenati: svuotato il serbatoio

Non mesi, ma anni. Tanto ci vorrà per riprendersi dallo “choc idrico” che ha decimato le riserve d'acqua vicentine, polverizzando i record negativi dell'estate 2003 e prosciugando – letteralmente – la falda. Falda che, dopo essere scesa ai minimi storici (52,17 metri al pozzo sentinella di Dueville che nel luglio di un anno fa arrivava invece a 54,32 metri), sarebbe calata ulteriormente sotto quota 52 metri.

Il condizionale è d'obbligo perché da almeno due settimane – da quando insomma non c'è più una goccia d'acqua sotterranea – le sonde utilizzate da Arpav per le rilevazioni nel pozzo 22 sono andate in tilt. Il valore di 52 metri è stato dunque ottenuto incrociando i dati di altri pozzi nel circondario e calcolando la velocità di decrescita del livello acquifero.
Totalmente inutili dal punto di vista della ricarica continuano ad essere gli sporadici rovesci ad intermittenza. Precipitazioni anche forti, come quelle di martedì mattina, ma capaci solo di portare un illusorio e fugace calo termico, senza alcun beneficio concreto sulla grande sete del Vicentino. «Ci vorrebbe almeno un mese di pioggia costante per tornare a livelli apprezzabili, ma per riprendersi da questo choc del sistema idrico serviranno anni», è lo scenario che tratteggia il direttore del Centro Rive di Viacqua Paolo Ronco. Un quadro fosco ma realistico alla luce delle «grandissime quantità di acqua che sono venute a mancare e che non possono essere sostituite».

La dimostrazione della crisi profonda in cui versa l'intero ecosistema è anche l'autunno precoce che sta vivendo la vegetazione, con foglie secche e gialle dal sapore ottobrino, come evidenziato nei giorni scorsi da Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura. E mentre il presidente del consorzio di bonifica Alta Pianura Veneta, Silvio Parise, parla di «guerra» riferendosi alla gravissima penuria d'acqua, proprio come accade durante i periodi di tensione e carestia aumenta il rischio di sciacallaggio.
O quanto meno di episodi sospetti che fanno pensare a “furti” d'acqua, avvenuti peraltro anche nel fiumicello Brendola e costati cinque sanzioni e tre denunce per prelievi fuorilegge ad altrettanti agricoltori. Nel caso di Viacqua, l'anomalia è stata segnalata al serbatoio situato nella zona del Tretto di Schio, uno di quelli riempiti con le autobotti nel fine settimana del 23-24 luglio, quando per la prima volta è stato necessario intervenire con la ricarica artificiale per scongiurare che intere contrade rimanessero a secco.
«Ci siamo accorti che proprio il serbatoio al Tretto si è svuotato in modo repentino, tanto che i tecnici sono stati costretti a ritornare per rimpinguarlo – rivela Ronco – motivo per cui abbiamo deciso di presidiare il territorio e, infatti, non si è più verificato». L'ipotesi, piuttosto concreta, è che qualcuno abbia approfittato della disponibilità acquifera nelle cisterne per fare scorta o irrigare in modo indiscriminato.

«La presenza dei nostri mezzi e degli operatori in divisa sembra aver sortito l'effetto sperato e non abbiamo avuto segnalazione di altri episodi simili», sottolinea Ronco. In generale, anche nel week end appena trascorso i consumi nelle località “attenzionate”, dal Tretto a Magrè, ma anche Malo e Recoaro, si sono stabilizzati e non c'è stato bisogno di una seconda messa in funzione delle autobotti.

Cosa che potrebbe accadere invece nei prossimi giorni, dal momento che agosto rappresenta il mese per eccellenza delle ferie, quello in cui si riaprono le seconde case nei paesi montani e pedemontani, principali sorvegliati speciali sul fronte idrico.
«In questi giorni sono state sufficienti manovre nella rete acquedottistica, apertura di valvole, riempimento di serbatoi e attività di gestione della risorsa idrica che l'interconnessione della rete, promossa da Viacqua negli ultimi anni, rende possibile», spiega il direttore del Centro Rive. Per ora resta valida la richiesta di razionamento dell'acqua in venti Comuni. Tra questi non spicca Dueville, non essendo praticamente toccato dall'acquedotto. Qui però, sono ancora diverse decine le famiglie con rubinetti asciutti, costrette ad installare pompe sommerse per poter ricavare acqua da pozzi sempre più aridi.

 

Giulia Armeni