Vicenza

La sberla alla figlia maleducata è un reato

Dare una sberla ad una figlia maleducata è un reato. Nel primo pomeriggio di ieri, un operaio vicentino di 58 anni ha patteggiato un mese e dieci giorni di reclusione per abuso dei mezzi di correzione davanti al giudice Amedoro. L’imputato, difeso dall’avv. Andrea Balbo, ha goduto della sospensione condizionale della pena; ha inteso trovare rapidamente un accordo con il pubblico ministero Pinna per chiudere subito la dolorosa vicenda giudiziaria.
I fatti contestati erano avvenuti in città il 14 agosto di tre anni fa. Quel giorno, il padre E. D. (le iniziali sono a tutela della figlia minorenne, altrimenti riconoscibile) era in casa con la ragazzina di 14 anni. Una studentessa problematica, che negli anni ha dato più di qualche grattacapo ai genitori e che, ad ogni rimprovero, alza la voce. Così era accaduto alla vigilia di Ferragosto: l’operaio, che era in ferie dal lavoro, aveva chiesto alla figlia se avesse fatto i compiti prefissati quel pomeriggio, di modo da non trovarsi impelagata gli ultimi giorni prima del ritorno in classe. La figlia gli aveva risposto con sgarbo e maleducazione, tanto da ferirlo; e il padre, in un momento di ira funesta, le aveva rifilato un ceffone in viso.
La ragazzina, a quel punto, si era messa ad urlare, fra la rabbia della sberla e il dolore. Aveva strillato così tanto che i vicini di casa, spaventati, avevano chiamato il 112, facendo intervenire i carabinieri.
All’arrivo della pattuglia, la situazione in casa si era tranquillizzata. I militari avevano suonato il campanello e l’operaio aveva aperto loro, chiedendo chi cercassero. «C’è stata una lite?», avevano chiesto. «Sì, mia figlia mi ha fatto arrabbiare», aveva spiegato E. D., che fino a quel momento non aveva mai avuto problemi con la giustizia. I carabinieri avevano così ricostruito l’accaduto; la ragazzina non aveva avuto bisogno di ricorrere alle cure mediche, ma sul viso si vedeva ancora il segno lasciato dallo schiaffo del papà.
I militari, a quel punto, avevano avviato accertamenti, d’intesa con la procura, ed erano stati anche informato i servizi sociali, che avevano tenuto monitorata la famiglia, che però non era problematica. Ad avere delle difficoltà di comportamento sarebbe stata la ragazza, che fatica non poco a rispettare le regole. Era stata ascoltata anche la mamma, che non ha mai sporto denuncia ritenendo che il comportamento del marito fosse da comprendere.
Nel frattempo, i carabinieri avevano denunciato l’operaio per quella sberla, ritenendo che avesse ecceduto. E infatti la procura contestava appunto l’abuso dei mezzi di correzione; il padre non avrebbe dovuto colpirla, ma rimproverarla per la sua maleducazione e la sua mancanza di rispetto verso la figura del genitore. Alzare le mani non è consentito, se non per difendersi.
Prima dell’inizio del dibattimento, il papà ha voluto chiedere il patteggiamento. Nel frattempo la situazione in casa si è tranquillizzata: la famiglia continua a vivere serenamente sotto lo stesso tetto, con qualche litigio per gli atteggiamenti da adolescente intrattabile della studentessa, ma senza più sberloni se risponde male ai suoi genitori.

Diego Neri

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