Scuola

La maturità ritrovata, una prova per 7.500 studenti vicentini. Doppio scritto e orale

La guerra in Ucraina e la pandemia, ma anche una manciata di anniversari, dai settecento anni dalla morte di Dante ai cento dalla nascita di Pasolini. Il tototema è entrato nel vivo così come il conto alla rovescia all’esame di Stato che inizia mercoledì 22 giugno con il tradizionale compito di italiano. Dopo due anni di letargo causa Covid la maturità si risveglia e riannoda i fili riproponendo il vecchio copione delle due prove scritte, la seconda elaborata dalle singole scuole per evitare di proporre contenuti che non sono stati svolti da tutti. Qualche novità sui punteggi ovvero fino a 15 punti la prima prova, fino a 10 la seconda e un massimo di 25 per il colloquio. In totale 50 punti, mentre i restanti 50 saranno assegnati sulla base del percorso scolastico dell’intero triennio. 
Ai blocchi di partenza tra città e provincia 7.583 maturandi più 115 privatisti, per un totale di 186 commissioni d’esame, 5 in più dello scorso anno, composte da docenti interni più il presidente esterno, ruolo che sulle prime ha destato qualche preoccupazione per via della difficoltà a reperire presidi o insegnanti disponibili a candidarsi. «Qualche settimana fa i posti rimasti scoperti erano quattordici - fa sapere Nicoletta Morbioli, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale - ho dovuto precettare i dirigenti scolastici del primo ciclo per coprire i buchi, altrimenti non ce l’avremmo fatta. Grazie alla loro disponibilità siamo stati i primi in Veneto a chiudere le operazioni di nomina pur avendo cinque commissioni in più». Se sui presidenti la partita sembra chiusa, resta ancora un punto interrogativo sulle sostituzioni che ogni anno si traducono in certificati medici presentati poco prima dell’avvio della prima prova e che costringono ad individuare in tutta fretta personale supplente. «Stiamo monitorando la situazione - dicono in Provveditorato - ci auguriamo che eventuali defezioni arrivino prima possibile». 

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Svaniti invece i dubbi sulla modalità dell’esame. «Con la formula dei due scritti ci stiamo avvicinando alla normalità, anche se quando è uscita la normativa c’era stata una vera e propria sollevazione da parte degli studenti che evidentemente si aspettavano una sola prova scritta o addirittura il solo colloquio. In realtà credo che questo sia un buon test per riprendere il cammino, in fin dei conti la prova di italiano c’è sempre stata e quella di indirizzo non sarà un’incognita perché elaborata dagli insegnanti che conoscono i programmi e quello che gli alunni hanno effettivamente assimilato», prosegue Morbioli che ha nominato lo staff che seguirà da vicino il decorso della maturità, oltre alla stessa dirigente anche Francesca Calomeni, Annamaria Cardi, Sacha Catalano, Cinzia Piccoli dell’Ufficio scolastico, Alberto Frizzo, dirigente dell’iti Rossi, Mariangela Icarelli, dirigente tecnico della Direzione regionale e a vigilare sulla sicurezza, a cominciare dall’apertura del plico telematico mercoledì mattina, un ispettore unico per tutta la regione. 
Domani è previsto l’insediamento delle commissioni e la riunione preliminare durante la quale le commissioni stabiliscono la classe dalla quale iniziare gli orali, i criteri di valutazione e il calendario delle interrogazioni. Procedure dalle quali sono esclusi gli alunni ucraini. «Non sosterranno l’esame perché sono qui da febbraio - dice Morbioli - verrà rilasciata loro una certificazione delle competenze, una sorta di pass che attesta quello che sanno e che potrà servire se decideranno di rimanere nel suolo italiano e iscriversi all’università». 

Intanto nelle scuole si susseguono le simulazioni e le prove tecniche di una maturità che ha spiazzato non solo i ragazzi ma anche i docenti, fino a febbraio convinti che l’esame ricalcasse le orme dei due precedenti dal momento che più volte il Miur aveva ribadito che non ci sarebbero state novità. Al punto che negli ambienti scolastici giravano voci di una possibile svolta verso l’abolizione del valore legale del titolo di studio. «Non basta cancellare un esame - conclude Morbioli - bisogna affrontare un percorso complesso e costellato di passaggi che richiederebbe anche un lavoro con le Università e un confronto con i paesi europei che hanno introdotto la certificazione delle competenze».

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Anna Madron