Vicenza

La lite tra vicini per la minestra finisce dritta in tribunale

«Nostro figlio in quel periodo era un po’ insofferente a tutto... l’adolescenza... continuava ad arrabbiarsi e ad alzare la voce, è vero, ma non credo che creasse chissà quale disturbo. Quella sera aveva minacciato di buttare il piatto di minestra in faccia a sua mamma e io l’ho rimproverato chiedendogli di sedersi e di smetterla. Si era appena calmato quando hanno suonato i nostri vicini. Sbraitando, si sono messi a gridare e li ho mandati via». È quanto ha raccontato davanti al giudice di pace Ruggero Fiorin, 64 anni, pensionato, residente in città. È imputato di lesioni volontarie e minacce ai danni del vicino di casa Gianantonio Fabbri, 71 anni, pure accusato dei medesimi reati che avrebbe commesso a Fiorin. Nel corso dell’ultima udienza è stata ascoltata la versione di Fiorin, che ha spiegato come quella baruffa condominiale, che non ha negato, mentre ha sottolineato con decisione di non avere infranto la legge, era stata provocata dalla minestra a cena.

La singolare vicenda sarebbe avvenuta in città il 17 ottobre di quattro anni fa. Nella palazzina dove le due famiglie tuttora abitano, nella zona di Sant’Andrea, gli animi erano tesi da qualche tempo, anche per altre ragioni. Fra le ragioni di zuffa, ha argomentato fin dalla denuncia Fabbri, c’era il fatto che la famiglia Fiorin era parecchio rumorosa: le liti fra le pareti domestiche erano frequenti, quasi quotidiane, e i decibel delle urla avevano indispettito un po’ tutti. 

«Quella sera non ci ho più visto - ha ammesso Fabbri -. Mia figlia aveva fatto il turno e stava dormendo e loro, i Fiorin, hanno iniziato a urlarsi contro di tutto». La ragione era appunto la minestra: quando il figlio dell’imputato aveva scoperto cosa c’era per cena, era andato su tutte le furie. «Non la sopporto e continuate a prepararmela», era il senso della sua protesta. Soltanto che il caos per la pietanza sgradita aveva attirato l’attenzione di Fabbri e della moglie, che avevano suonato ai vicini chiedendo - è la loro versione - di abbassare il volume e di darsi una calmata. Quell’“intrusione”, legittima per il più anziano dei due imputati, aveva provocato un’altra lite, per la quale i due sono oggi a processo.

In base a quanto ricostruito dal magistrato, Fiorin avrebbe colpito con un pugno il rivale (prognosi di 6 giorni) e lo avrebbe minacciato di morte se si fosse ripresentato a casa sua («te copo»). Fabbri avrebbe replicato con calci e pugni (7 giorni di malattia certificati) e minacciato il vicino: «Te la farò pagare». Il giudice stabilirà fra qualche mese torti e ragioni, ma di certo in casa si sarà cambiato menu, forti di quel racconto di Aldo Palazzeschi, che ricordando la sua infanzia scrisse: «Avevo due anni. Due anni e un odio già: la minestra, tutte le minestre».  

Diego Neri