Sanità

La dg dell'Ulss Berica in pensione si autosospende. «Resto al mio posto ma senza stipendio»

Il direttore generale dell'Ulss 8, dott. Maria Giuseppina Bonavina
Il direttore generale dell'Ulss 8, dott. Maria Giuseppina Bonavina
Il direttore generale dell'Ulss 8, dott. Maria Giuseppina Bonavina
Il direttore generale dell'Ulss 8, dott. Maria Giuseppina Bonavina

«Siamo certi di essere nel giusto. La verità verrà fuori, e i fatti ci daranno ragione». La voce di Maria Giuseppina Bonavina, dg dell’Ulss 8, non tradisce emozione anche se questo è un momento particolare e il futuro è denso di nebbia. La dg padovana, che guida l’Azienda berica, si è appena auto-sospesa dalla percezione dello stipendio. Ha deciso di rinunciare alla paga - quasi 155 mila euro l’anno più premi di risultato - finché non si farà chiarezza sull’intricata vicenda deflagrata in tutta Italia sulla possibilità, che la legge vieterebbe, del cumulo fra retribuzione e trattamento di quiescenza da parte di un manager pubblico con lo status di dg di un’azienda sanitaria ma anche di pensionato dello Stato. È pure lei, assieme ad altri 3 colleghi veneti, al centro della tempesta normativa fatta esplodere da nord e sud della penisola dal caso-Stopazzolo. 

Era in servizio come dipendente dello Iov di Padova quando a gennaio dello scorso anno il governatore Zaia l’ha designata per la poltrona dell’Ulss 8, ma è andata in pensione alcuni mesi dopo nell’autunno del 2021. La querelle è divampata dopo che la Corte dei Conti della Basilicata, allertata da una serie di esposti infuocati presentati da personale dell’Asl e dai sindacati locali, ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di danno erariale per i doppi emolumenti, stipendio da manager e assegno pensionistico, percepiti, appunto, da Giampaolo Stopazzolo, il manager vicentino chiamato dallo scorso gennaio a dirigere l’Asp di Potenza, sotto contratto della Regione lucana, ma da venerdì dimessosi dall’incarico. Segnalazioni del sindacato Cub, che ha fatto propria la presa di posizione di Cgil e Cisl, sono arrivati alla Guardia di finanza di Venezia e alle procure della Repubblica di vari capoluoghi.

Nelle stesse condizioni si trovano parecchi altri dirigenti d’area di Ulss ed enti sanitari. Ieri il direttore generale della sanità veneta Luciano Flor, che, fra l’altro, rispetto alle voci circolate, ha precisato di essere personalmente fuori della questione in quanto non in pensione, ha rilasciato una dichiarazione che lascia aperte le porte a qualsiasi conclusione.  «Da una verifica formale - ha detto - è emerso che 4 dg, regolarmente nominati mentre erano in servizio, sono andati nel frattempo in quiescenza. Mi riservo un confronto con i ministeri competenti».

Intanto Bonavina e i dg autosospesi hanno anticipato un parere legale “pro veritate”. Insomma, una situazione estremamente fluida. Ma la dg dell’Ulss Berica è decisa e fiduciosa: «Ho sempre operato con trasparenza e correttezza. Ho preso questa decisione con i colleghi, anche se riteniamo di essere nel giusto, perché viviamo in un mondo di demagogia che vorrebbe mettere in dubbio anche la buona fede mia, dei colleghi, della Regione. Abbiamo stabilito di comune accordo di procedere in questo modo. No, nessuno ce lo ha imposto. Non ci sembrava opportuno rimanere nel limbo. Ci stiamo muovendo per dimostrare che siamo perfettamente in regola». Adesso c’è solo da aspettare. Il contenzioso, come detto, è emerso all’improvviso, a seguito delle polemiche che hanno incendiato la Basilicata per l’avvento di Stopazzolo alla guida dell’Asp di Potenza, ma ora il problema diventa attuale e critico per diverse Asl italiane. Almeno il 50% dei dg, pur in pensione, continuerebbe a essere pagato. Solo la Regione Lombardia sarebbe a posto perché con una legge regionale ha escluso in toto i pensionati da prima della nomina o dopo. Tutti i pareri della funzione pubblica sono concordi nel giudicare non conformi a legge incarichi retribuiti assegnati a dirigenti in pensione. 

L’ultimo responso, giunto dalla presidenza del Consiglio il 28 maggio 2021 e trasmesso pure all’Anac, conferma punto per punto un parere del Consiglio di stato, è piuttosto perentorio, e non lascerebbe spazio a interpretazioni: «Quando si conferisce incarico a un soggetto ancora in servizio, per evitare elusioni, al momento della collocazione in quiescenza il rapporto deve diventare a titolo gratuito». Per Bonavina non è così. E se dovesse arrivare una sentenza del genere, saprebbe già cosa fare. La sua risposta è tranchant: «Mi leverei di torno».

 

Franco Pepe