Vicenza

L’inflazione galoppa: salasso per la casa e frutta a peso d’oro

Milleseicento euro all’anno in più: 1.636, per la precisione. L’equivalente di uno o più viaggi, di due o tre rate di mutuo o dello stipendio di molti lavoratori. Una cifra considerevole che invece – stima l’Unione nazionale dei consumatori - se ne andrà nel 2022 in bollette, carburanti e spese di trasporto in generale. A tanto ammonta la stangata annua per una famiglia vicentina “tipo” di quattro persone. Colpa dell’inflazione galoppante al 4,4 per cento trascinata dall’impennata del prezzo dell’energia e degli alimentari e che a Vicenza si traduce rispettivamente in un +16,1 per cento e in un +3,5 per cento nel confronto tra il dicembre 2021 e il dicembre 2020. Due capitoli di spesa fondamentali su cui il Vicentino detiene il primato veneto degli aumenti: la media regionale per gli alimenti è di +3,2 per cento (quella nazionale di +2,9 per cento), per le bollette di +14,2 per cento (quella nazionale di 14,4 per cento). Per quanto riguarda il cibo e le bevande analcoliche, si assiste a una crescita soprattutto di frutta e verdura, +5,7 per cento tra novembre e dicembre scorsi e +7,7 per cento nel rapporto annuo. Cala, invece, il vino (-2,7 per cento tra 2021 e 2020) sale, leggermente, la birra, ma solo nell’ultimo mese (+0,4 per cento).
La variazione tendenziale registrata dall’ufficio statistica del Comune nell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) pubblicato ieri tratteggia dunque un’inflazione in ascesa del +4,4 per cento su base annua e dello 0,6 per cento tra novembre e dicembre 2021. Un aumento (a livello nazionale l’inflazione si attesta su +3,7 per cento, come certifica l’Istat) spinto proprio dall’impennata del comparto “abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+16,1 per cento) e “trasporti” (+9,7 per cento). In quello che il presidente dell’Unione, Massimo Dona, definisce «un salasso con effetti nefasti sui consumi», a soffrire maggiormente sono sì le famiglie con figli, ma anche single e giovani coppie. Se per una nucleo familiare il rialzo medio del costo della vita è di 1.111 euro, per chi vive da solo o convive e ha meno di 35 anni il contraccolpo sarà di 1.439, per la precisione. Il motivo? La fascia più giovane sborsa di più per la casa (635 euro) e per gli spostamenti (515 euro). Ma scorrendo le voci di spesa principali si delineano anche le nuove abitudini e tendenze dettate dalla pandemia. Si scopre che cala il costo delle “comunicazioni”: -2,6 per cento in un anno. In particolare, diminuisce il dato relativo ad “apparecchi telefonici e fax”: -8,4 per cento. A fare la differenza, evidentemente, è il passaggio della socializzazione sempre più attraverso la rete. Cresce poi la spesa per “articoli da giardinaggio, piante e fiori”: addirittura +8,5 per cento dal 2020 al 2021. Un numero ancor più sorprendente se si considera che è compreso in “ricreazione, spettacoli e cultura”, un segmento sostanzialmente fermo, tra restrizioni e contagi. Piccole oscillazioni interessano invece la vendita di abbigliamento e calzature. Se sul vestiario si registra un lieve ritocco in su dei cartellini (+0,9 per cento il dato annuo), sulle scarpe c’è invece una discesa dei prezzi (-2,6 per cento).
Su scala nazionale, però, la palma di città più cara d’Italia spetta a Bolzano, con 1.787 euro di aumenti per un nucleo di 4 persone (anche se l’inflazione tendenziale è al 4 per cento). Seguono Genova – inflazione al 4,6 per cento – e Aosta – inflazione al 4,2 per cento. Le più convenienti? Campobasso e Napoli, dove una famiglia di quattro componenti spenderà in più nel 2022 “solo” 1.009 e 1.055 euro, alla luce del balzello dei prezzi contenuto a 3,5 e 3,7 per cento. 

 

Giulia Armeni