Vicenza

Intasca i risparmi dei clienti: a processo per 760 mila euro

Sfruttando le sue indubbie qualità oratorie, la sua conoscenza del settore e anche una serie di amicizie create nel tempo, aveva convinto un gruppetto di persone a consegnargli una parte dei loro risparmi per investirli sul mercato on line: avrebbe saputo non solo garantire il capitale ma anche ottenere rendimenti notevoli, con interessi fino al 7-8 per cento. Dopo aver incamerato nel giro di poco tempo quasi 760 mila euro, però, non li ha più restituiti, nonostante la scadenza fosse trascorsa. È quanto ha ipotizzato la procura, che con il pubblico ministero Angelo Parisi ha chiuso l’indagine a carico di Francesco Bosa, 61 anni, veronese. Le ipotesi a carico del promotore finanziario (in realtà ex, ma questo non lo avrebbe comunicato), sono di truffa, appropriazione indebita e raccolta abusiva del credito. Avrà modo di farsi interrogare; ma la procura sarebbe intenzionata a chiedere il processo.
L’inchiesta era partita dalla denuncia sporta da quattro vicentini, tutti amici o parenti fra di loro. Chi aveva fatto il nome di Bosa agli altri era stata una pensionata, che lo aveva conosciuto in passato quando il veronese lavorava per una filiale di banca in città. Fin da allora, lo aveva apprezzato per le sue capacità di convincimento e di far fruttare il capitale investito. Per questo, anni dopo, quando aveva proposto alla vicentina di investire delle somme, lei aveva accettato, parlando di lui anche ad altri. In base a quanto ricostruito, Bosa prima si sarebbe appoggiato su una banca on line e su un suo ex collega, affidandogli i risparmi; poi si sarebbe messo in proprio, dando vita a operazioni che non avrebbero però avuto le necessarie autorizzazioni dalla Consob. Promettendo interessi elevati, Vaccaro si sarebbe fatto bonificare diverse somme nel tempo: nel giro di un paio d’anni c’è chi gli ha consegnato 190 mila euro, chi 143 mila, chi 176 mila, chi 250 mila. In cambio, le presunte vittime avrebbero ricevuto gli interessi, incamerando 1.000-2.000 euro ciascuno, dopo il primo step; al secondo, previsto fra la fine del 2017 e il 2018, più nulla. 
Bosa avrebbe consegnato a mano o spedito via email i rendiconti, riempendosi la bocca di riferimenti al trading che i clienti non avrebbero ben compreso. «Era una persona che ispirava fiducia, ci siamo cascati tutti», hanno poi raccontato i risparmiatori, che si erano rivolti a lui anche per un senso di sfiducia verso le banche. Il castello di carte sarebbe crollato al momento della scadenza dell’investimento; il veronese non aveva più spedito i rendiconti e non aveva più bonificato gli interessi, scrivendo ai suoi clienti di non preoccuparsi perché era solamente in ritardo. La vicentina che aveva coinvolto gli amici lo ha contattato, fissando un incontro; ma lui non si sarebbe presentato, staccando il telefono e non rispondendo alle email, pur non muovendosi da casa. Era stato comunque rintracciato da una delle presunte vittime, alla quale aveva chiesto altro tempo, spiegando di avere avuto delle difficoltà con le banche estere alle quali si era appoggiato per investire le somme. In realtà, non si era più fatto vivo e i quattro avevano sporto denuncia, facendo scattare le indagini della guardia di finanza della procura. Ora potrà difendersi in aula. 

 

Diego Neri