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03.12.2016 Tags: Andrea Palladio , Vicenza , Palladio Museum , volti di Palladio , video

Indagine incrociata
Ma Andrea Palladio
che faccia aveva?

VICENZA. A oltre quattro secoli dalla morte, il giallo è irrisolto. Ci si sono cimentati in tanti, ma nessuno ha trovato una risposta definitiva. Qual è il vero volto di Andrea Palladio? L’architetto nato a Padova nel 1508 ma diventato famoso a Vicenza, non è rappresentato nel suo maxi manuale, “I Quattro Libri dell’architettura”, che ha fatto il giro del mondo creando il palladianesimo. Non si fece la “foto” da copertina, non si autopromosse. Volle restare nell’ombra e far parlare invece il suo genio? Volle consegnare ai posteri il suo sapere, più che se stesso, perchè si moltiplicasse? E’ una tesi che al Palladio Museum piace molto.

 

L’INCHIESTA. Di lui, nato scalpellino e divenuto archistar negli anni Serenissima, esistono numerosi ritratti, a volte anche molto distanti quanto a fisiognomica. E’ lui il giovane scapigliato con berretta frigia che piaceva agli inglesi? E’ lui quel vecchio barbuto, affrescato a villa Caldogno da Giovanni Fasolo? E’ lui il gentiluomo attribuito a El Greco che si trova a Copenaghen? E che dire di quella tavoletta, copia da un originale di Bernardino India, di fine Cinquecento che era nella collezione di Philip Forster, già docente a Cincinnati? Da domani al 4 giugno 2017 l’inchiesta viene condotta al Palladio Museum di Vicenza, contrà Porti, dove ha sede l’unico palazzo che da Palladio fu ideato e ultimato. Qui ha sede il Cisa, il Centro internazionale di studi d’architettura che mette in rete gli esperti di Palladio in tutto il mondo.

La modalità scelta è quella di una mostra in tre sale, al piano nobile di palazzo Barbarano da Porto: l’ha curata Guido Beltramini, direttore del Palladio Museum, con il consiglio scientifico del Cisa, presieduto da Howard Burns, che “arruola” Donata Battilotti, Stefano Grandesso, Arkady Ippolitov, Fabrizio Magani, Francesco Marcorin, Fernando Marias, Fernando Rigon Forte.

Una idea covata per anni, mentre il Cisa raccoglieva ogni tanto tra acquisti e donazioni una nuova versione del suo architetto. Ora ”Il mistero del volto”, titolo degno di un film noir, prova a fare luce su cinque secoli di interrogativi. Già all’indomani della morte di Palladio nel 1580, si parlò di un ritratto di Tiziano.Il biografo cinquecentesco degli artisti Giorgio Vasari cita altri due volti di Palladio: uno del pittore veronese Orlando Flacco, ed un secondo attribuito a Tintoretto, da un inventario del 1599.

 

GLI INGLESI. Che fanno gli inglesi che conoscono Palladio attraverso i disegni originali comprati certamente a Vicenza e portati a Londra nel Seicento dall’architetto Inigo Jones? Inventano un’immagine che piace a loro, un uomo giovane, dai tratti mediterranei, con ciuffo che fuoriesce dal berretto, dotato di compasso. E a chi si ispirano? Ad una tela di scuola inglese del Seicento oggi in possesso del Cisa, acquistata nel 2010 ad un’asta? Nella prima traduzione in inglese dei Quattro Libri dell’Architettura, realizzata dall’italiano espatriato Giacomo Leoni fra il 1715 e il 1720, c’è una incisione che si dichiara ispirata a Paolo Veronese. Oppure tutto nasce da una tela che si trova nientedimeno che a Buckingham Palace nella collezione privata della Regina Elisabetta II?

Questo quadro - dal prestito molto laborioso - è davvero un enigma: viene chiamato “Ritratto dell’architetto” e risalirebbe al 1541, ma ritrae un uomo dai tratti somatici vagamente asiatici, vestito di un mantello bordato di visone con la firma dell’autore Bernardo Licinio e sotto una scritta dove si legge “Andreas Paladio“, visibilmente sovrapposta sulle altre scritte. Dunque un quadro manomesso, forse da un mercante che non usava le doppie (veneto?) e che voleva far salire il prezzo? Di certo quello non può essere Palladio, che ricco da pellicia non divenne mai. Le radiografie fornite dai curatori dalla collezione reale inglese confermano numerosi ripensamenti e interventi sulla tela.

 

LA VISIONE ITALIANA. E’ una guida del Teatro Olimpico del 1733 la risposta al Palladio immaginato dagli inglesi. Viene ritratto calvo, barbuto e già adulto. Lo firmano Giovanni Battista Mariotti e Francesco Zucchi che dicono di rifarsi ad un dipinto di Palladio. Ma quale? E’ quel volto a tornare con insistenza in molte raffigurazioni successive, compreso il ritratto già attribuito ad Alessandro Maganza e più probabilmente - è la tesi della mostra- a Francesco Boldrini che si trova a villa Valmanara ai Nani e risalirebbe a fine Settecento. Quel ritratto grazie alle radiografie rivela sotto la scritta “architeto vicentino 1576” il disegno di una villa, che è villa Godi a Lonedo come attesta un disegno del 1795. Ma quel Palladio di villa Valmarana ai Nani, rubato e ritrovato nel 2014, somiglia tutto ad un olio su tela che era nello studio di Mosca dell’architetto palladianista russo Ivan Zoltovzkij. Come spieghiamo qui accanto, potrebbe essere davvero il ritratto coevo a Palladio, quello di cui parlano gli inventari della famiglia Capra alla Rotonda? Il quadro è di fine Cinquecento, dicono le radiografie e non è una copia: è pieno di tentativi. L’autore non c’è, l’ambito di azione secondo Beltramini potrebbe essere quello di Orlando Flacco, citato da Vasari.

La mostra - concepita tra specchi e vetrine luminose con i reperti dell’indagine - inserisce anche un piccolo ritratto ad olio scovato nel New Jersey, il busto di scuola canoviana di Biglioschi, un bronzetto donato dal vicentino Paolo de Cal, realizzato da Angelo Giordani nel 1859.

 

LA SCIENTIFICA. A confrontare l’intera iconografia è la Polizia Scientifica nella sede centrale di Roma che per gennaio 2017 attraverso il ricorso alla tecnica dell’age progression, fornirà dati sul vero volto dell’architetto. Due postazioni multimediali monitorano il progresso di questa singolare ricerca.

Nicoletta Martelletto
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