Vicenza

I supersoci di BpVi: 100 milioni di baciate. «Sorato ci lavò il cervello»

Silvano Ravazzolo, titolare di una storica azienda di abbigliamento, parla per quasi due ore (nel pomeriggio toccherà al fratello Giancarlo) davanti al tribunale collegiale chiamato a giudicare l’ex direttore generale di BpVi, Samuele Sorato; prima rispondendo alle domande del pubblico ministero Luigi Salvadori, quindi a quelle del difensore dell’ex dg, Alberto Berardi.
Ravazzolo e la sua famiglia hanno sottoscritto circa 48 milioni di euro di finanziamenti baciati; più o meno la stessa cifra del fratello Giancarlo e dei suoi familiari. In tutto fanno quasi 100 milioni di euro di finanziamenti correlati rimasti lì, ancora aperti (come praticamente tutti quelli sottoscritti dagli altri soci). In una delle famose cene di cacciagione riservate ai soci vip della banca (quelli in possesso dei big ticket azionari) che avvenivano alla presenza della massima dirigenza (presidente Zonin compreso) i fratelli Ravazzolo a un certo punto si rendono conto di essere i primi azionisti privati della banca. E in quel momento scatta il campanello d’allarme.
«Quando il valore delle azioni è diminuito abbiamo chiesto di chiudere subito tutte le operazioni», ricorda Ravazzolo. Ma è a questo punto (sarebbero stati i primi mesi del 2015) che interviene il dg sapendo la banca non avrebbe potuto assorbire quel colpo.
«Sorato ci invitò (Silvano assieme al fratello Giancarlo ndr) nella sede di via Framarin per una colazione. Noi eravamo preoccupatissimi. Di fatto quel giorno il direttore ci fece il lavaggio del cervello. Ci disse che le operazioni sarebbero comunque state annullate anche se il valore dei titoli era sceso. Ci mostrò diversi grafici ripetendo che non avremo corso alcun rischio. Dopo quell’opera di convincimento tornammo a casa sereni. Ci aveva resi così sicuri che poi abbiamo sottoscritto altre operazioni (sempre baciate)».
Ma Silvano Ravazzolo prova a spiegare anche quale fosse il suo stato d’animo quando partecipava alla cene organizzate a casa di Tranquillo Loison: «Mi riservavano il posto a sedere accanto al presidente Zonin. Volevano far credere a me e alla mia famiglia che eravamo clienti privilegiati e questo non ti porta a voler chiudere con insistenza le operazioni. E comunque Sorato ci ripeteva sempre “Non correte alcun rischio”». Ora Silvano Ravazzolo ha ancora una causa civile aperta per le baciate mai chiuse.
Sul banco dei testimoni anche Claudio Giacon, ragioniere, entrato in BpVi nel 2001 divenendo direttore regionale e poi direttore corporate commercial bank. Giacon spiega di come la pressione per chiudere i finanziamenti correlati dal 2012 in poi divenne sempre più intensa; e soprattutto di quale fosse l’exit strategy della dirigenza BpVi per rientrare dalle baciate: «In più occasioni Sorato ci spiegava che ci sarebbe stato un “piano B” per riacquistare le baciate. Piano che prevedeva l’acquisizione di altri istituti di credito. In questo modo doveva intendersi l’opa lanciata per arrivare a Banca Etruria oppure i tentativi di prendere la Popolare di Marostica e ancora la fusione con Veneto Banca. Tutto questo non ci ha minimamente tranquillizzato».
Ma i funzionari non erano tranquilli nemmeno quando dovevano chiudere le operazioni correlate. «Non ci sentivamo sicuri di quelle pratiche, ma Sorato ci confermò che erano regolari. Prima del 2014 abbiamo più volte chiesto se il presidente Zonin e il consiglio di amministrazione ne fossero a conoscenza. Personalmente non ho mai avuto risposte dirette da parte loro, però a noi funzionari hanno detto che presidente e cda sapevano. Il direttore generale era comunque a conoscenza delle grosse operazioni baciate e sapeva anche la reale situazione in cui si trovava la banca». Una situazione che portò al default.

 

Matteo Bernardini