Vicenza

Il maremmano e la padrona feriscono un’intera famiglia

Un esemplare - questo buonissimo - di pastore maremmano, come quello dell’imputata (Archivio)
Un esemplare - questo buonissimo - di pastore maremmano, come quello dell’imputata (Archivio)
Un esemplare - questo buonissimo - di pastore maremmano, come quello dell’imputata (Archivio)
Un esemplare - questo buonissimo - di pastore maremmano, come quello dell’imputata (Archivio)

Prima il cane, poi la padrona, avevano aggredito e ferito un’intera famiglia a passeggio con il loro di cane: padre, madre e figlio e al pronto soccorso, bestiola dal veterinario. Per quel movimentato episodio, avvenuto quasi 9 anni fa, nei giorni scorsi la giustizia ha scritto la parola fine, con la quinta sezione penale della Cassazione che, presieduta da Stefano Palla, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla pensionata vicentina, condannandola a pagare 3 mila euro di spese. E pertanto è definitiva la sentenza a suo carico: Valì Doria, 75 anni, di Torri di Arcugnano, è colpevole di percosse e di lesioni colpose, e deve pagare una multa di 1.200 euro. Inoltre, deve risarcire Giovanni Pertile, 60 anni, suo figlio Michele, 33, oggi avvocato, e la moglie Monica Zandonà, 55, di Montegalda, con 4 mila euro complessivi, oltre ad alcune migliaia di euro di spese legali. L’aggressività del suo pastore maremmano le è costata carissima. 

I fatti contestati dalla procura vicentina avvennero la sera del 6 settembre 2012 lungo la pista ciclabile in Riviera berica. La famiglia Pertile stava passeggiando tenendo al guinzaglio il proprio golden retriever, quando dall’altra parte sopraggiunse Doria, con il maremmano. Lei, minuta, non riuscì a tenere il cane, di grossa taglia, e le sfuggì il guinzaglio. Il maremmano andò subito all’attacco del golden, e lo azzannò ad una gamba e sul collo. Pertile senior, con l’aiuto del figlio, cercò di difendere il suo cane, e con fatica staccò l’altro che, nella colluttazione, morse sia Giovanni che la moglie. Le vittime urlarono alla pensionata di tenere a bada il suo animale, ma lei avrebbe risposto insultandoli. I Pertile divisero le bestiole: il golden lo misero al sicuro nel giardino di un residente, il maremmano con il guinzaglio fu legato ad una staccionata. Quando giunse Doria, Pertile junior le chiese se il cane fosse vaccinato e poi i suoi dati; lei aveva risposto sferrandogli un pugno in volto. Poi si allontanò; le vittime chiamarono il 112 facendo accorrere i carabinieri del radiomobile, che la identificarono. 

La famiglia Pertile (tutelata dagli avv. Leonardo Maran e Luca Galizia) presentò ricorso al giudice di pace. Dopo anni di dibattimento, il giudice Anna Parpajola condannò la pensionata, e la sentenza fu confermata lo scorso anno anche in tribunale a Vicenza in sede di Appello. Doria, assistita dall’avv. Lino Roetta, promosse ricorso per Cassazione, sostenendo che quanto riferito da un testimone non era stato attentamente valutato, e che era inverosimile che una pensionata aggredisse e ferisse un giovane con un pugno. Per la Suprema corte, però, il ricorso non è ammissibile, perché le prove sono state già raccolte nei primi due gradi di giudizio.

Diego Neri

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