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15.05.2019

Il manifesto
anti sovranista
della diocesi

Fedeli riempiono la cattedrale di Vicenza per una celebrazione
Fedeli riempiono la cattedrale di Vicenza per una celebrazione

La Chiesa vicentina si esprime sulle elezioni europee del 26 maggio. Lo fa con un documento del consiglio pastorale diocesano, che non contiene solamente un appello al voto, ma alcune precise priorità in base alle quale i credenti dovrebbero fare le proprie scelte, elettori o candidati che siano. E se fra queste priorità compare anche quella di "privilegiare le risposte condivise a livello europeo rispetto alle posizioni dei singoli Stati", è chiaro come si tratti di fatto di un'indicazione che va in senso contrario rispetto ai movimenti politici sovranisti, per quanto nel documento non si faccia menzione di alcun partito specifico, e si parli anzi di "legittimo pluralismo di opzioni politiche".

Non è consueto che l'organismo di rappresentanza delle varie anime della Chiesa vicentina, che ha come suo compito precipuo quello di consigliare il vescovo sulle questioni della vita pastorale della diocesi, intervenga a proposito di elezioni politiche. Composto da una settantina di persone, che rappresentano le parrocchie (o meglio, le zone pastorali), le associazioni, gli uffici pastorali, gli ordini religiosi, il consiglio pastorale diocesano è formato per tre quarti da laici. La sua non è quindi la voce del vescovo Pizziol, né quella dei soli sacerdoti, per quanto anche nel documento si specifichi come i membri del consiglio pastorale diocesano lancino questo messaggio "riuniti attorno al nostro vescovo Beniamino".

La premessa parte dal "Perché impegnarsi a votare": la complessità dei tempi sottolinea "l'importanza di partecipare al voto e la necessità di riflettere e informarci sulle questioni in gioco". Ed ecco il primo riferimento preciso: "L'Europa unita rimane un sogno politico al quale affidare le nostre migliori energie (...). Questo grande sogno si concretizza se le nostre comunità sanno essere testimoni di speranza. In tal senso è centrale il ruolo che svolgono le amministrazioni comunali", ricordando che il 26 maggio è anche il giorno in cui si vota per numerosi sindaci e consigli comunali, 80 nel Vicentino. Perché il consiglio pastorale diocesano ha sentito la necessità di esprimersi, questa volta? «Il consiglio attualmente in carica è stato rinnovato nel dicembre scorso, con nomine a gennaio - spiega Milena Baghin, moderatrice, presidente della Federazione delle scuole materne di Vicenza - e i componenti hanno manifestato da subito la volontà di partecipare, con grande senso di responsabilità. Ci si sente cittadini: far parte della Chiesa non significa essere estranei a ciò che avviene nella società civile».

 

LE PRIORITÀ. L'elenco delle priorità, in base a cui scegliere, tocca alcuni temi caldissimi del dibattito politico. "Favorire la partecipazione e la ricerca del Bene comune, vincendo la crescente tentazione dell'individualismo e della chiusura nei propri interessi". E fin qui tutti i partiti e i movimenti politici potrebbero - forse - sottoscrivere. Poi si passa, come si anticipava prima, a "privilegiare le risposte condivise a livello europeo", anziché le aspirazioni sovraniste. «L'idea - spiega Baghin - è che l'Europa sia un valore. È importante che non ci siano politiche di sopraffazione dei più deboli, e che invece si dia attenzione alle politiche di sviluppo nei Paesi poveri». Le migrazioni sono oggetto di un'altra priorità, "trovare soluzioni dignitose e condivise di fronte a questa sfida epocale": «Ribadiamo la necessità di leggere i tempi - ancora Baghin -. Le migrazioni nella storia del genere umano sono sempre esistite. È anacronistico pensare che ciascuno debba stare fermo». Il che non è esattamente il punto di vista di qualche leader politico, che avrebbe da ridire anche su un altro punto cruciale, l'ambiente: "Sviluppare, a livello personale e comunitario - dice la relativa priorità - uno stile di vita che promuova una ecologia integrale e risponda così ai preoccupanti cambiamenti climatici e alle gravi disuguaglianze sociali". Più ecumeniche altre indicazioni, come quelle sui giovani ("offrire reali possibilità di studio e lavoro"), la famiglia ("mettere in campo concrete politiche, anche a favore della natalità"), la pace e lo sviluppo dei popoli.

 

L'APPELLO. A possibili critiche di ingerenza indebita, da parte della Chiesa, nelle faccende politiche, Baghin risponde che «la Chiesa come tale non fa politica, ma è fatta di persone che vanno a votare e che godono della liberà di pensiero in quanto cittadini. Il nostro vuole essere soprattutto un appello alla partecipazione contro l'apatia, per risvegliare la sensibilità, il senso di responsabilità, la riflessione». È quanto mai lontano il "non expedit", la "non opportunità" cioè il divieto di fare politica promulgato nel 1874 da papa Pio IX e abrogato da papa Benedetto XV giusto un secolo fa. 

Gianmaria Pitton
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