Vicenza

Il Covid nelle scuole: cento aule coinvolte, chiuse 17 in 15 giorni

Cento scuole coinvolte. Cento classi in cui sono emersi casi di Covid dall’apertura del nuovo anno scolastico. Cento aule in cui il virus, anzi la contagiosa variante Delta, ha varcato la soglia costringendo a serie ripetute di tamponi in neppure un mese se si escludono i nidi che, come ogni anno, hanno anticipato la data di rientro. Più di tre istituti in media al giorno nel mirino di una pandemia che, in questa anomala e ondivaga quarta ondata addomesticata dai vaccini, si è abbattuta con maggiore violenza proprio su giovani e giovanissimi.

«Il dato – spiega la direttrice del Sisp Teresa Padovan – è costante anche se si è assestato». Dal 27 settembre, 34 classi interessate da nuove positività. Sono 3 materne, 15 primarie, 12 medie, 4 superiori. Accade nelle scuole del territorio dell’Ulss Berica, soprattutto del distretto est, quello che gravita attorno a Vicenza; 26 istituti visitati dal Covid si trovano ad est, 8 ad ovest. Fenomeno inverso rispetto alla seconda e terza ondata, da ottobre del 2020 a marzo di quest’anno, in cui l’80 per cento dei focolai scolastici con la chiusura forzata e protratta di interi plessi ha riguardato l’area fra Recoaro, Valdagno, Arzignano, Chiampo e Montecchio. Questa volta il baricentro dei contagi è la città, stretta in una morsa di contagi che va da Camisano a Quinto. 

In questi ultimi 15 giorni sono state chiuse 17 classi su 34, esattamente la metà, perché ai controlli fatti dal Sisp, è venuto a galla nelle singole aule almeno un altro caso positivo, fra alunni, studenti, insegnanti. In quarantena 1 materna, 7 elementari, 7 medie, 2 superiori. Tutti non vaccinati i contagiati anche se pochi i casi sintomatici. Senza vaccino i bambini sotto i 12 anni, tuttora esclusi dalla campagna per carenza di test validati anche se gli ultimi dati presentati da Pfizer con risultati molto favorevoli inducono a pensare che presto, forse entro novembre, anche loro potrebbero essere ammessi alla profilassi. I dati preliminari dicono, che negli adolescenti la risposta anticorpale indotta dal vaccino è superiore a quella degli adulti, l’efficacia è massima, e gli effetti collaterali minimi.

Senza vaccino per scelta propria o, per lo più, dei genitori, i ragazzi over 12 delle medie e delle superiori, vale a dire i casi-indice e i compagni, trovati positivi in queste 2 settimane, bersaglio prediletto dalla variante Delta, seppure senza problemi particolari. 
Sono quasi tutti “portatori sani”, anche se pericolosi come veicolo dell’infezione nelle famiglie, fra i contatti quotidiani. Ragazzi senza difese, e una situazione che è lo specchio del rallentamento della campagna vaccinale nella fascia 12-19 anni. Dopo il boom dei primi giorni, c’è un crollo di adesioni. Lo dimostra il numero dei vaccinati. Negli hub si sono visti 26.662 ragazzi, il 67,6%, per la prima dose, mentre poco più di 24 mila, il 61%, hanno completato il ciclo. Sono le percentuali più basse fra tutti i range di età. Mancano ancora all’appello 12. 796 adolescenti, e i prenotati per i prossimi giorni sono 116. «La sensazione – osserva Padovan – è che chi voleva vaccinarsi è già venuto. Fino al 14 ottobre si può venire anche senza prenotazione». Oltre 400, in questo momento, gli alunni e studenti costretti a rimanere a casa in isolamento e a seguire le lezioni in Dad. Il protocollo è lo stesso entrato in vigore a primavera, anche se le Regioni, in ambito nazionale, stanno studiando un approccio diverso che dovrebbe attenuare le misure, circoscrivendole ai soli positivi. Giovedì la direttrice Padovan ha incontrato il dirigente dell’Ust Carlo Alberto Formaggio e i nuovi referenti degli istituti per un aggiornamento su tutto lo scenario Covid.

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