Vicenza

Giovane esorcizzata a Monte Berico. «Era un caso limite, scatenato l'inferno»

Si insinua quando non si coltiva il bene, non ha preferenze di età, ma sembra prediligere le donne, forse perché richiamano la Madonna; manifesta un odio particolare verso i bambini e non sopporta i preti. Il maligno è presente più di quanto si possa immaginare, anzi, in questo periodo sembra esserci una recrudescenza, che si manifesta sotto forma di disagio dell’anima, ma può sfociare in episodi estremi come quello di domenica a Monte Berico. Lo conferma un esorcista incaricato dal vescovo Beniamino Pizziol, che autorizza l’intervista, sfatando la consuetudine di voler mantenere il riserbo, ma chiede l’anonimato per preservare il religioso. «Faccio due interventi al giorno e devo preservare la mia salute perché sono molto faticosi, il resto del tempo lo dedico ai colloqui». 

 

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Dunque il male esiste e continua ad agire sull’uomo?
Prima di parlare del male parlerei del Bene, che per un credente esiste e si chiama Gesù. La bibbia ci ricorda che in principio c’era la luce. Ma questa bontà originale è stata guastata dal peccato. Quando non facciamo entrare in campo il bene diamo spazio al maligno. È importante credere in questo per capire di cosa stiamo parlando.

Come si manifesta?
Spesso chi si rivolge all’esorcista è afflitto da disagi dell’anima. Non c’è un unico segnale indicatore: può essere un malessere fisico, psicologico, difficoltà di relazioni o nella professione.

E come lo si riconosce?
Il mio primo servizio è ascoltare, accogliere. C’è grande necessità di ascolto e accoglienza. Quando, alla fine del colloquio, benedico la persona, quello può essere un momento rivelatore perché può storcere gli occhi, avere dei movimenti inconsulti o degli improvvisi colpiti di tosse. Lì capisco che c’è bisogno di altro, invito il mio interlocutore a tornare e chiedo la collaborazione ad un gruppo di persone che mi affiancano, pronte a intervenire nelle situazioni più delicate. 

Si manifesta subito?
Non è detto, anzi, più è potente più cerca di rimanere nascosto. La difficoltà maggiore del mio ministero è il discernimento, la diagnosi.

È vero che quello di domenica è stato un caso limite
Direi di sì, non mi sono mai capitate situazioni del genere, anche se ci sono andato vicino. Un giorno, durante un colloquio, ho visto che la persona davanti a me continuava a muovere gli occhi. Ho pronunciato la formula dell’esorcismo a bassa voce e ha tentato di saltarmi addosso. Ammetto di aver avuto un po’ di paura perché ero solo.

Come spiega l’aggressione di domenica? 
È bastato un atteggiamento di fede, andare verso il confessionale, per scatenare l’inferno dentro quella giovane. La confessione del resto è la prima forma di esorcismo. 

L’esorcismo è una lotta fra il bene e il male?
Non esattamente. È una preghiera liturgica della Chiesa, un annuncio del bene di Cristo. Un requisito perché sia efficace è la fede. Magari un pertugio di fede, ma alle persone che vengono qui chiede sempre una professione di fede, pronunciando il Credo.

E chi non crede?
Quando viene colpita una persona che non ha fede, c’è la fede di chi le sta intorno. È la fede della Chiesa che guarisce. Non sono un cavaliere solitario, ma ho un gruppo di persone che mi affianca nella preghiera.

Cosa accade durante il rito?
Può accadere di tutto. Il minimo sono brutte parole, a volte bestemmie. C’è un momento in cui l’esorcista chiede: «dimmi chi ti sta affrontando». Una volta mi sono sentito rispondere: «non ti posso fare nulla perché “quella là”, intesa come la Madonna, ti protegge. Il rito prevede anche le litanie dei santi e quando le pronunciamo sono presenti perché il maligno li vede e li indica

Come si capisce che c’è stata la liberazione?
Non avviene di norma in quel momento, ma il male si dissolve un po’ alla volta. Possono servire mesi, a volte anche anni. Io consiglio di fare ogni tanto un check up. A volte si vede il viso che si distende durante la preghiera, a volte sono le persone a dire: «sento che ciò che mi aggredisce è più debole».

Ha scelto lei di fare l’esorcista? 
No, me l’ha chiesto il vescovo. Mi sono tirato la zappa sui piedi quando gli ho raccontato di aver seguito una persona che aveva strani disturbi. L’ho accolta, ringraziando per la fiducia a patto che firmasse il mandato il giorno dell’Immacolata. 

 

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Marialuisa Duso