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09.04.2020

Fanno "morire"
suocero e portano
figlio da fidanzata

Controllo della polizia stradale
Controllo della polizia stradale

«Andiamo al rito funebre di mio suocero» aveva detto l'automobilista agli agenti della polizia stradale. E lo aveva ripetuto nell'autocertificazione, motivando così quello spostamento in auto con la moglie e con il figlio. Ma la verità è emersa qualche giorno dopo, quando in ufficio i poliziotti hanno compiuto una verifica: non c'era alcun funerale, il suocero era vivo e vegeto. Così hanno ricontattato l'automobilista, che è stato costretto a dire la verità: «Stavamo andando a Trieste a trovare la fidanzata di mio figlio. Non si vedono da settimane e non ne possono più. Così l'abbiamo accompagnato». Una bugia che è costata a lui una denuncia per falsa attestazione, e a tutti e tre la sanzione prevista dal decreto anti-coronavirus, maggiorata perché erano a bordo di un veicolo.È quanto accaduto nei giorni scorsi ad una famiglia vicentina. Fabio D., 46 anni (pubblichiamo l'iniziale per non rendere riconoscibile il figlio minorenne), la moglie Anna P., 43, e il ragazzo di 17 anni erano a bordo di una Citroen e stavano viaggiando lungo l'autostrada A4, quando si sono fermati nell'area di servizio Tesina per fare benzina. Dopo il pieno, hanno trovato una pattuglia della stradale di Padova che ha chiesto loro di fermarsi e di far vedere i documenti. Era tutto in regola; gli agenti hanno quindi voluto sapere il motivo del viaggio, stante che spostarsi, senza una ragione valida e precisa, non è consentito. I vicentini, che evidentemente si erano preparati prima, temendo - visto il lungo viaggio da affrontare - di incappare in qualche posto di controllo, hanno raccontato con finta sofferenza la scomparsa del padre di Anna. «Non c'è il funerale vero e proprio, ma c'è un rito funebre e l'agenzia ci ha detto che avremmo potuto essere presenti al forno crematorio» avrebbero riferito i tre. Con Fabio che ha compilato e sottoscritto la certificazione, spiegando che avrebbero dovuto raggiungere un Comune non lontano da Trieste. Con quella motivazione, i poliziotti li hanno lasciati proseguire, anche se evidentemente qualcosa di sospetto debbono averlo notato. Tanto è vero che poi hanno compiuto alcuni approfondimenti, per accertare di non essere stati presi in giro. Verifiche che evidentemente nell'immediatezza non potevano essere compiute.Alcuni giorni dopo è emersa la verità: gli agenti hanno contattato il vicentino, chiedendogli conferma del nominativo del suocero. Lui ha compreso subito, ed avrebbe ammesso la bugia: «L'abbiamo fatto per nostro figlio, vuole davvero bene a quella ragazza», conosciuta proprio andando a trovare il nonno, che sta bene: la bugia gli avrà allungato la vita. Ma ha anche cacciato in guai seri il padre, che è stato segnalato alla procura di Vicenza per la fandonia detta ad un pubblico ufficiale: una violazione che sulla carta può portare ad una condanna fino a due anni di reclusione. Di certo, il genitore sarà indagato e poi avrà l'opportunità di difendersi in tribunale.

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