La gara degli aghi

Facevano girare
su whatsapp
foto di cadaveri

Bufera su un gruppo di medici e infermieri per una gara “social“ a chi infilava ai pazienti l’ago più grosso
Bufera su un gruppo di medici e infermieri per una gara “social“ a chi infilava ai pazienti l’ago più grosso
Bufera su un gruppo di medici e infermieri per una gara “social“ a chi infilava ai pazienti l’ago più grosso
Bufera su un gruppo di medici e infermieri per una gara “social“ a chi infilava ai pazienti l’ago più grosso

 

Una delle infermiere coinvolte nella gara degli aghi, una di quelle che hanno partecipato dall'esterno alla presunta sfida sulle cannule più grosse da infilare nelle vene dei pazienti, si divertiva a fotografare cadaveri. La nuova sconcertante verità è emersa nel corso dell'incontro fra il primario Vincenzo Riboni e gli “Amici di Maria” all'indomani della scoperta della chat incriminata. La storia è nota. Un infermiere - teme che il gioco stia diventando troppo pericoloso - si dissocia dal gruppo, rivela al primario la trama della gara organizzata da due medici e sei infermieri durante una cena, e consegna la stampa dei whatsapp lanciati dai telefonini con cadenza ininterrotta e sequenza da corsa a cronometro dalle 16,29 alle 20,25 di un giovedì pomeriggio.

Riboni convoca subito una riunione con il personale coinvolto nella strana storia. L'incontro è piuttosto teso. Ed è allora che una delle tre infermiere riferisce di questo inquietante dettaglio. La collega, qualche settimana prima, con il cellulare aveva scattato delle istantanee a un'anziana giunta priva di vita in pronto soccorso con fratture devastanti alle gambe. Poi le immagini erano state trasmesse in giro e mostrate – pare, ma questo è tutto da verificare - anche a ragazzini. Il particolare è conosciuto dall'avvocatura dell'Ulss. Da quella riunione sono partiti i contrasti che hanno divaricato drasticamente le posizioni. Qualcuno, nel faccia a faccia con il primario, ha registrato la conversazione e, successivamente, l'ha consegnata come prova difensiva al capo dell'ufficio legale dell'Ulss Laura Tedeschi. La querelle consisterebbe in questo.

Secondo il primario, nel nervoso rendez-vous, sarebbero emersi elementi di responsabilità, mentre gli interessati negano. Il verbale conclusivo «che fa riferimento ad ammissioni dei fatti da parte di alcuni partecipanti», sostengono, non riporterebbe fedelmente il contenuto delle dichiarazioni rese. «La registrazione – scrive la Tedeschi nei procedimenti a carico degli 8 “Amici di Maria” - evidenzia come nessuno dei presenti abbia ammesso di aver ideato e realizzato la gara a punti sull'utilizzo di aghi e cannule per prelievi e infusioni sui pazienti del pronto soccorso».

Per il Nursind, il sindacato autonomo che ha difeso in sede di giudizio interno i sei infermieri, è questa la “prova” regina che scagionerebbe definitivamente i protagonisti della vicenda, facendo passare addirittura il primario sul banco degli imputati. Per Riboni iniziano, invece, qui le prove di una responsabilità etica senza precedenti: «È ovvio che tutti dicano di non aver avuto intenzione di fare niente. Trovatemi in giro qualcuno che ammetta spontaneamente un reato. Il fatto è che si sono accorti che gli elementi a carico cominciavano a diventare pesanti.

C'è stata una cena in cui questa gara è stata pianificata, in cui hanno ragionato di punteggi da dare, queste cose sono state scritte, ed è vergognoso, non c'è giustificazione. Fra l'altro i due sanzionati, i cui nomi appaiono nel tabellone, per coincidenza, nel giorno della gara vera o finta, erano in servizio. Io avevo il dovere di intervenire altrimenti la situazione sarebbe potuta degenerare. Se fosse accaduto qualcosa non mi avrebbero accusato di non aver vigilato?». Nel verbale si parla di «marchingegno intollerabile e inaccettabile», di «strumentalizzazione dei pazienti», di «gioco perverso e diabolico» basato sull'utilizzo di cannule che, se inserite senza indicazione medica e con misure non appropriate, «possono provocare dolore intenso e lesioni».

Il primario insiste sul valore deontologico: «Non è importante se la gara sia stata fatta o meno. Non si può scherzare con il malato. Non si può immaginare una gara neppure di fantasia alle spalle di chi soffre perché viene meno la propria missione».

Franco Pepe

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